RESURREZIONE
POLITEISTA
0) Se vuoi, goditi
gli Dei.
DIMENSIONALISMO
SE
VUOI
1) Stiamo forgiando una cattedrale dove può
starci qualsiasi
pensiero senza litigare, perché lanima
è mondo a se stessa: infatti, se per te una
cosa è vera, vuol dire che in te esiste realmente, e se ci crede anche un'altro è vera tra voi
due; se invece ci si crede in tanti è
ancora più storica e vera. ...
TOLLERANZA
11) Il Dimensionalismo è una struttura culturale che permette l'insediamento
di infinite filosofie personali, nella reciproca tolleranza formale.
SISTEMA
GNOSEOLOGICO
Più esattamente, è un sistema gnoseologico autocentrante di reali
molteplici, relativamente all'Io creatore.
ASSUNTI
Assunti necessari per questa relatività di pensiero (che non è pensiero
debole né forte: è un pensiero aitante) sono un postulato,
la prima e la seconda conseguenza e un dogma.
POSTULATO
DELL'INTRAITA'
COSCIENZA
REALE
113) Il soggetto è l'oggettività,
o meglio: la coscienza è la dimensione* reale di se stessa.
Nel senso che, come presupposto al dialogo e alla conoscenza delle
cose interiori, è preferibile supporre le proprie convinzioni come
qualcosa che è vero per noi nella misura in cui ci condiziona, senza
pretendere da esse una verità universale valida fuori di noi e di
cui possiamo fare tranquillamente a meno. In compenso, l'intraità
mi dice di dare valore alle mie idee perché esse sono e sono reali
non come mie illusioni, ma come forze potenti.
Il nostro mondo immaginario (la fede, la scienza, i valori) non
è che non esista: è solo molto, molto piccolo; la Madonna, il pi
greco e Daitarn III ci sono, ma sono microscopici. Sono dentro di
noi, reali in noi!
VERITA'
NEL FLUSSO DI COSCIENZA
2222) Lintraità inerisce, in
un certo senso, alla rappresentazione coscienziale di stati ed eventi,
ma ha una significanza gnoseologica più vasta della mera rappresentazione
coscienziale; infatti, la rappresentazione coscienziale (pur non
essendo assoluta) è fattuale: esiste in maniera oggettiva relativamente
al proprio campo di estensione; dunque lintraità non predica
propriamente questo flusso di coscienza e le sue rappresentazioni,
bensì la di esso consistenza ontica, che non è totalmente soggettiva
e neppure totalmente oggettiva. Insomma, lintraità non
ci dice che la coscienza appare: ma che questo suo apparire
è in sé la verità.
NON
NECESSARIAMENTE ANCHE PER TE
1131) La stessa intraità qui tematizzata,
se non viene creduta perlomeno da un io, svapora onticamente; viceversa permette di essere negata in altre dimensioni coscienziali,
in quanto esse possono vanificarla nelloggettività relaitiva
senza per questo lambire lintraità dellintraità stessa.
(che perciò si autodimostra senza diventare obbligante)
PENSA
E SARAI
113+1131=114) Allora, se tu vuoi, oggi divieni un Io creatore...
Ciò
in cui tu credi è dove tu credi di stare, ovvero dove stai, ciò
in cui tu sei, ciò che tu stai divenendo: l'esisterti! ...
CONSEGUENZA
DELLA RELAITA'
PAROLA
115) La
parola è condivisione relazionale di una intraità, rendendola più
potente. La parola non ha sede nellanima bensì nel rapporto,
che è matrice danima.
NUOVA
UNIVERSALITA'
E' proprio esprimendo le nostre convinzioni che possiamo inverarle
anche nell'animo di altre persone: questo non perché le nostre idee
siano più o meno vere ma perché meglio si adattano a dei bisogni;
quindi le mie idee, in qualche modo, finiscono con il non appartenermi
più nella misura in cui non risiedono più solamente in me. Allora
è a partire da una prospettiva "ideale" che si può comprendere
come proprio quel mondo interiore che, nel momento in cui viene
considerato intraitivo, sembra indebolirsi rispetto alle antiche
certezze pur senza scomparire nel nichilismo di fine secolo, nel
rapporto comunicativo con un'altra mente ritrova una nuova universalità.
Questa nuova universalità, però, non è oggettiva perché dipende
dall'altro, il quale è soggetto come lo sono io, e nello stesso
tempo non è soggettiva poiché è vera fuori da me e fuori dal mio
arbitrario controllo: dunque come l'intraità mi dice di dare valore
alle mie idee perché esse sono reali, così la relaità mi dice che
le intraità di due soggetti che si esprimono e si ascoltano si tangono;
e tangendosi sfuggono dal controllo degli artefici per rispondere
ai bisogni comuni dei soggetti, in modo quindi da interagire come
terzo polo del rapporto, acquistando autonomia ma nello stesso tempo
eccezionale forza.
Due
Creatori vengono congiunti dalle parole. Ponti trasmittenti perché
un Dio parli con se stesso tramite le sue orecchie
L'umanità:
orecchie di ercoli cerulei e stereoscopici Dei dalle infinite orecchie!
CONSEGUENZA
DELL'ULTRAITA'
ULTRA
CULTURA
116) Le relazioni, gli atti e i fatti collettivi sono matrice di
verità, condivisioni intraitive inveranti. Tramite la storia, quindi,
cultura e verità risultano termini interscambiabili.
CONVINZIONI
Infatti, come molte delle nostre convinzioni hanno un'impotanza
effettiva sulla nostra vita strabiliante solamente perché sono ben
radicate nella cultura in cui siamo cresciuti, così queste stesse
idee decidono delle sorti degli altri in'una misura impressionante
e senza che più né gli artefici né gli attuali amministratori possano
averne un pieno controllo. Questo perché le ultraità affondano nella
collettività stessa, costituendola interiormente.
LA
CULTURA CI TRASCENDE
1161) Affermando gestalticamente che
il tutto (qualora possieda un ordine intrinseco) è superiore alla
somma delle parti, la cultura è trascendente rispetto agli
uomini che la condividono: potente megafono per il brusio degli
Dei viventi.
MASS
MEDIA
116+1161=1162) Se la cultura è un evento trascendente e i mezzi di comunicazione
di massa, forgiando le nebulose inveranti, avvolgono le nostre coscienze
limitandole e nel quantempo arricchendole d'alterità, i mass media
assegnano agli individui l'ordine intrinseco della cultura; che
quindi si comporta come una sorta di supersoggettività ultra creativa,
per l'appunto l'ultraità. (al modo dellIo rispetto alla massa
neuronale oppure dellorganizzazione negli stormi dei volatili)
Noi veniamo socialmente agiti; e la civiltà è dotata di propria
volontà.
Sangue
di anima! Infiniti impensabili mondi pianeti di senso!
COROLLARI
DIMOSTRAZIONE
AUTOCENTRANTE
221) Per questa anfibicità tra il soggettivo e l'oggettivo, la dimostrazione
dell'intraità si può trovare solo all'interno della coscienza individuale; concede
perciò di basarsi su principi dimostrativi interni a se stessa: autocentrandosi.
L'INTRAITA'
E' GRADUALE
2221) Grado di intraità è il livello di estensione
del soggetto in se stesso, o in altri soggetti per mezzo della comunicazione.
Quanto mi possiedo? Anche l'agnosticismo può essere una posizione
sentita da non confondere con un basso grado di intraità: vaghezza,
inconsapevolezza, scrupolo. Allo stesso modo un alto grado di intraità
non ha nulla a che vedere con la testardaggine di chi abbraccia
il proprio pensiero con la vecchia e ingenua presunzione di oggettività,
che al contrario consegue all'inconsapevolezza: alto grado di intraità
significa la pura potenza di credere a se stessi come a dei trasformatori
di energia.
VIOLENZA
FILOSOFICA
E' mai possibile che la ragione debba così spesso venir manipolata
per imporre le proprie idee sopra a qualcun altro?
Cfr. Luce Irigaray, Speculum, FELTRINELLI
(Più
intellettualmente onesto è imporsi con la forza pura che
non abbisogna di giustificazioni: il leone sbrana la gazzella senza
il palliativo della scomunica)
117) DOGMA
DELL'ANTIDOGMATISMO
INCERTEZZA
RADICALE
La tua coscienza pensa indipendentemente dalla certezza di pensare:
l'unica certezza che non ha bisogno di dimostrazioni dev'essere
che non esiste nessuna certezza possibile, neppure la certezza
che non esista nessuna certezza possibile. Per cui questo dogma
(l'unico permesso nel dimensionalismo) si autoelimina.
FEDE
Ciononostante ognuno di noi può continuare a "combattere"
per le proprie idee: ma sarà più razionalmente corretto se, comprendendo
gli intrinseci limiti della ragione, difenderà le proprie idee in
forza della fede che ripone in esse e non per la loro "metafisica"
necessità!
NOBILTA'
Ciò che in fondo contraddistingue, paradossalmente,
l'arte della guerra antica dalla guerra moderna è all'opposto della
storia del pensiero: per le antiche aristocrazie, il nemico era
degno di lode e sarebbe stata un'infamia nei confronti di se stessi
denigrarlo. Le regole seguivano la legge dell'onore e la battaglia
decideva per il migliore: lo scopo non era soltanto vincere ma essere
migliori, da cui l'etimo della parola. Con la leva di massa necessaria
a fronteggiare la mole di fuoco delle armi subentrate durante le
guerre mondiali, divenne necessario ai governi demonizzare il nemico
per suscitare nella massa, che sorreggeva non più per mesi ma per
interi anni le ingenze belliche, sdegno, orrore e disprezzo per
l'avversario (come grottescamente dimostrano i film holliwoodiani
che dipingono i nazisti come dei pivelli e che si pongono, filosoficamente
parlando, sullo stesso piano della diffamatoria propaganda nazista
antisemita; il ritratto grottesco che quel geniale regista che fu
Charlie Chaplin fece di Hitler e di Mussolini non vale, agli occhi
del filosofo aristocratico, niente di più e niente di meno dei film
Luce che fanno zappare il Duce. La propaganda fatta dalla D.C. di
De Gasperi contro "l'ombra di menzogna che viene da Est"
è perfettamente pari, in quanto a retorica per menti semplici, alle
frottole del Comintern sul supposto eden sovietico), facendole credere
di essere vittima eroica di avversari biechi, ingiusti e anche un
pò stupidi.
NOBILTA'
DELLA FEDE
Lascio volentieri ai politici le tecniche retoriche necessarie a
mietere i consensi della massa, caldeggiando invece in questa sede
un'atteggiamento che confonda la guerra per la supremazia delle
proprie idee (spinta forse insopprimibile della natura umana) con
un corteggiamento erotico, con l'arte del gioco e con la fede; cos'è
che ci rende seduttivi e ci fa ben giocare? Il dare piacere nel
primo caso e il rispetto dell'amico nel secondo. E la fede non è
forse il più temerario amore? La roccia più eterna e inscalfibile?
Avere fede significa mettere le ali all'encefalo.
NOBILTA'
DELLA NOSTRA FEDE
Dunque, sia queste che quelle che seguiranno sono le idee che noi difendiamo, ma non pretendono con ciò di essere
superiori alle altre idee: né alle idee cattoliche, né a quelle
materialiste, né alle popolari, né alla saggezza orientale o alla
prospettiva cognitivista e neppure alle astuzie della retorica politica
che qui abbiamo speronato, ben consci e rispettosi della sua forza
e della sua necessità nei regimi di democrazia.
ALTRI
INTELLIGENTI
Nella convinzione che le nostre idee siano non solo
una vecchia strada dimenticata e oggi da noi rinnovata ma anche
una via alla felicità che, per l'ampiezza e nello stesso
tempo la solidità, sarà in futuro sempre più percorsa dai più intelligenti
e da questi arricchita e largamente usata verso nuove frontiere
dell'anima.
Auspicando quindi che la prospettiva dimensionalista e i figli che
già sta partorendo (il Teurgismo, il Misterismo, la consapevolezza
muta) non venga mai popolarizzata, speriamo che stimolino le persone
intelligenti - e tra queste ci auguriamo ci sia tu - ad essere
più felici ed unire, alle nostre, anche le loro e le tue idee.
Può
essere più vero ciò che è bello di ciò che è vero.
|
| |
ONTOETICA
Se
vuoi
2) Tutti preferiscono essere felici ...
Anzi, viviamo tendendo necessariamente al meglio.
Noi stiamo diventando felici, ma lo saremmo ancora di più se contribuissimo
anche alla tua felicità.
21)
IMPERATIVO EUDAMONICO
FELICITA'
Poiché
loggettività non ci compete, la felicità rimane lunico imperativo
categorico. Perché non siamo liberi di voler essere infelici: nel momento
stesso in cui volessimo linfelicità, la eleggeremmo a tipologia
eudamonistica.
FELICITA'
PERSONALE
22) Se la tensione verso la felicità è inevitabile
ma non ci illumina riguardo al suo contenuto, ognuno possiede specifici bersagli teleologici.
Per
essere felice, contempla* gli eventi e cerca la tua verità insieme agli
altri ma senza litigare troppo. Più ti capirai e più ti piacerai; più
ti spiegherai agli altri e capirai anche loro e più vi piacerete; più
contemplerai gli eventi e più il tuo Io* sarà felice!
SFRUTTANDO
CIO' CHE APPARE
21+22=23) Se, d'altronde, la persona è comandante di se ma non può cercare
nell'essere universale, godrà maggiormente approssimandosi a quello che le appare.
LA
FELICITA' NEL'APPARIRE TEURGICO
231) Affinché io diventi più felice ho pensato al principio
dell'Ex, che quindi si situa a cavallo tra l'applicazione dell'imperativo
eudamonico (21) e la resurrezione teurgica (3). Ho adottato questo principio
poiché mi sembra il più vicino a quello che appare.
LA
FELICITA' NON STA NELL''ESSERE
La
felicità delluomo sta nel divenire che si protende verso limpossibile,
in quanto:
1) Lanima, la perfezione, limmortalità, sono categorie assolute
dellessere, quindi non esistono.
2) Lio, il desiderio, la vita, sono categorie effimere ma esistono,
perché esse sono te.
3) Lanima è il corpo che sa di essere corpo, e proclama "Io!".
Lio desidera la perfezione e la sogna, e questo sogno è bello e
la sua magia fa esultare di vita. La vita ha una durata finita, ma può
contenere infiniti istanti di infinita profondità...
Più sarai consapevole di esistere e sognerai la perfezione, in ogni istante
e senza limiti, più sarai felice.
GODERE
Lunica vera dote spirituale è il godimento:
nonostante qualunque avversità si può godere; ingiustificatamente, liberamente.
63 Godere è lardere della nostra vita.
LA
FELICITA' IN GENERALE
Neanche
la felicità devessere un assoluto perché in quanto tale sarebbe
impossibile, meglio che venga considerata come la serenità del godere.
Amare é sentire insieme attraverso uno scambio di energia, grande esplosione
di felicità tra te e gli altri. Amico
mio, se anche tu senti di essere stella di carne, fregatene dellimpossibile
e pur nella merda goditi la magia, goditela finché puoi. Perché
godere è lardere della nostra vita. Vita
di stronzate e bellissimi sogni.
TIPI
DI GODIMENTO
La felicità ha un casino di livelli, momenti, tipi. Si
può godere il godere come un ciclo, come consapevoleza radicale, malattia
delle palpebre bloccate, cecità, sapere, etc. Ma meglio è, quando se ne
ha il tempo, classificare schematizzando per non perdersi nulla e per
meglio applicare.
Corporeizzare
il divino, consapevolizzare lenergia.
DIALETTICA
DEL PIACERE
Il
movimento perpetuo non esiste: ogni moto finisce nella stasi. Il moto
è sofferenza, la vita è movimento, la stasi è annullamento della vita
e della sofferenza. Ma la vita ama se stessa: dunque ama soffrire e ripudia
la stasi. (Che è lo scopo di qualunque azione, la meta) Dunque letica
della vita deve tendere al godimento della sofferenza e al rifiuto della
pace. (Letica della morte tenderà allequilibrio e allannullamento
di qualunque energia)
DIALETTICA
IRRISOLVIBILE DEL PIACERE (E PSICANALISI)
Ciononostante,
la vita, subirà sempre la fascinazione di questo suo annientamento in
Hypnos, il Thanatos freudiano; faccio notare come, nonostante la simile
dicotomia, nel mio sistema l'impulso della vita non è ridotto al suo -
pur sempre fondamentale - sottogenere "eros libidico".
DIVISIONE DICOTOMICA
La dialettica irrisolvibile della vita genera quindi due tendenze contrastanti:
fusione nellassoluto (Dio, il nulla o un'altro), fusione come assoluto
(vita).
DIVISIONE
TRIADICA
La
fusione come assoluto si distingue a sua volta nel diverso bilanciamento
tra il soggetto e il mondo; nel caso che prevalga l'importanza del mondo,
essa provoca due tipi di effetti diversi, il raccoglimento e l'espulsione;
nel caso che l'io prevalga, può tendere all'assorbimento o al domino.
Inoltre, una nuova tendenza si è sviluppata con l'età moderna, e mira
ad un tipo di pseudo equilibrio che in realtà è una tensione idealmente
perpetua. Dunque le tendenze più importanti sono l'oblio, la vita come
predominanza del soggetto nella forma fredda e nella forma calda, i due
tipi di estasi e la tensione dialettica. Schematizzando abbiamo:
DIVISIONE TETRICA
1)
PIACERE POSSESSIVO
| |
a) dominio:
dominio di Dio, potere universale, il piacere del dominio del sé e
dellesclusione dellaltro, il controllo esercitato dalla
conoscenza. Ma la tragedia del vampiro è che la vittima
ha il sangue caldo per poco, quando muore rimane una carcassa e non
sazia. (Hegelismo) |
| |
b) Fagocitazione:
distruzione del mondo, assumere e divorare l'alterità per possederla
totalmente, addirittura diventarla; ma per meglio dire: farla diventare
noi. Ciò che scricchiola è il vuoto della solitudine. (Serial
killers) |
2)PIACERE ESTATICO
| |
a) energia estatica
di rapimento: il piacere è la perdita
di controllo dovuto ad un oggetto estrinseco ossessivo che ci strappa
a noi stessi, è un dolore inarrestabile ma anche il sollievo delloblio
di noi. Ma lideale non ti può amare perché è perfetto, la distanza
rimane totale e muori. (Cyranò de Bergerack) |
| |
b) energia estatica di raccoglimento:
Il piacere è subire linvasione delloggetto che ci inonda
e riempie. Siamo pieni del Dio. Posseduti e riempiti come nel caso
"fagocitazione" del punto "piacere ossessivo",
prevale qui il senso di subordinazione a ciò in cui ci stiamo fondendo.
Socialmente pericolosetto. (Cristo e i profeti) |
3)
PIACERE DIALETTICO:
entrando in relazione di conflitto e di bisogno con il mondo, rincorrendosi
e diventando baratro infinito per non far fermare lalterità: ci
si alimenta a vicenda ma non ci si può riposare, presuppone la rinuncia
alla serenità, alla stasi. (Ballare il rock'n'roll)
4)
PIACERE STATICO:
la pace dell'oblio nel nulla. (Buddismo)
FASI
DEL CICLO
La
dinamica energetica ottimale per la nostra anima: di ogni piacere bisogna
abbandonarsi a tre inevitabili fasi: aspettativa, culmine obnubilante
e ricordo.
E' meglio far adeguare il nostro stato d'animo alla fase corrispondente
dopo averla riconosciuta; altrimenti c'è il rischio che si viva l'aspettativa
come ansia, la realizzazione con noncuranza e il ricordo farlo degradare
a rimpianto pessimista.
GLI
ALTRI
Gli
altri sono universi in rotta di scontro o fusione.
1) Di fronte adun altra coscienza siamo specchi che si rifrangono
allinfinito.
2) Penetriamo negli oscuri corridoi di altri sentimenti, buchi di uno
sguardo, bronzee sale in fiamme di vita ci fanno perdere tra labirinti.
3) Si vola insieme come condor, sulle vette, sui deserti e i ghiacciai;
osservando, in intima fusione, il silenzio.
Scavalcando la cornice dello specchio, due labirinti umani si inseguono
luno dentro laltro fino a fondersi. Pur
dovendo spesso operare scelte autoescludenti, pensa che figata... Lo scontro
delleros, la fusione dellamore: tra macchine di complessità
infinita.
Se
godere è lardere della nostra vita, con altri gaudenti possiamo
spruzzare fuochi dartificio che accechino il cielo.
COROLLARI
ARMONIZZAZIONE
1211 Larmonizzazione deve sostituire il vecchio dogma
della coerenza, lespansione deve sostituire il vecchio dogma
della razionalità; linteriorizzazione della cultura deve fungere
da alimento per questa ottimizzazione rappresentativa.
l
più ambizioso superamento della felicità: parole per espandere la coscienza
nelle cose.
L'evoluzione
pleonastica dell'assurdo è lo stimolo imprevedibile al godimento.
IL
MALE
Ma
allora se si può riuscire a godersi tutto grazie anche alladeguamento
che gli schemi simbolici instaurano tra la coscienza e il mondo, il
male non esiste?
Il male è la decomposizione del bene, linizio del bene. Sono mobili,
due momenti dello stesso processo.
Il male assoluto (come tutto ciò che è assoluto, vedi lessere,
Dio, la perfezione, la bontà, la bellezza, la giustizia, la verità etc.)
è perfetto quanto inesistente. Il male è relativo a chi lo subisce;
e non cè nulla di sbagliato nellevitare di soffrire. La
gente corre per non pensare alla paura, ma dietro a qualsiasi felicità
germina la morte, se non la si vive con la leggerezza di un gioco, senza
desiderare che sia interminabile. Il male per me è il verde: la naturalità
pavida e fatale, il lasciarsi vivere succubi del destino e inconsapevolmente.
Il rifiutare linvenzione e lespressione spregiudicata di
sé. La magia dellesistere e lorrore del morire: la morte è una serena neutralizzazione, in sè è lessenza stessa del sonno
e del riposo, né buona né cattiva, caso mai apatica. Il suo brutto è
lorrore, langoscia e il dolore fisico che la circondano;
il dolore fisico è un prezzo da pagare (a parte essere previdenti, io
consiglio di tenersi sempre aperta la porta del suicidio), langoscia
è istintiva e il loro male è di non lasciarci gustare la vita se sono
troppo intensi, ma se lo sono solo un po' sono un elemnto necessario.
La magia dellesistere: esistere è un dono, un regalo degli dei,
degli elementi, del caso, del destino. Il fatto che viviamo un tempo
determinato e solo dentro un unico corpo è assurdo, ma non deve farci
incazzare: se ognuno di noi fosse tutto e per sempre nel suo universo,
la vita sarebbe un inferno infinito di noia, la sfiga peggiore che ci
poteva capitare. Così, invece, proprio per i suoi limiti, la vita è
ricca, varia e divertente, tanto da farci dispiacere di lasciarla. Ma
chi è che preferirebbe mangiar merda per non dover rimpiangere lalzarsi
da tavola? Godiamoci il piatto che stiamo assaporando nei suoi lati
belli e, quando avremo finito, se lavremo ben gustato ce ne sentiremo
più sazi, se avremo sofferto lo rimpiangeremo meno; lo digeriremo in
vecchiaia coi ricordi e dopo ci schiacceremo sopra una bella pennichella
eterna. La sfida a godersi divinamente la vita culmina nella geniale
capacità di succhiare anche alla morte la sua essenza di vita: mentre
si esiste bisogna gustarsi lesistenza, e mentre si muore ci si
deve abbandonare alla bellezza insita nel non esistere: la pace di fondersi
nel mistero universale. Il dolore è negativo quando la coscienza
non è ancora capace di accettarlo: quindi il vero nemico è langoscia
disperante; quando il dolore è accettato è stimolante per migliorare
la propria armonia.
ANTICIPAZIONE
DELL'ETICA TEURGICA
Noi siamo dei crateri che hanno al fondo labisso del mistero; esso
si scinde salendo attraverso di noi nelle energie cieche delle pulsioni
istintuali (imprinting iniziale del piacere nei mezzi primari del mangiare
e riposare, nei mezzi secondari dellaccoppiamento, nei mezzi terziari
della violenza per la sopraffazione) che tentano di celarsi allocchio
della coscienza che le vorrebbe filtrare e razionalizzare; tra la coscienza
e gli istinti primordiali zampillano come ugelli di gaiger i comportamenti
e le scelte incanalate nei ruoli interiorizzati dallapprendimento
innanzitutto infantile, più largamente sociale ma anche culturale: lorizzonte
teleologico della coscienza possono essere gli Dei: se noi affrontassimo
la realtà teurgicamente armonizzeremmo inconscio e coscienza e godremmo
più intensamente, perché divino è ciò che fa godere e vivo colui che gode!
SEGMENTARSI
PER ESISTERE
In
sintesi: sii felice prendendo coscienza della divinità del tuo Io che
come un Dio crea pensieri e sogni; fai prendere consapevolezza al tuo
Io delle altre potenze che ti animano governandole o abbandonandoti
ad esse.
Esse sono divine perché sono la vita stessa. La dolcezza, la forza, la
concretezza, lassoluto stanno nelluniverso come energia e
in te come emozione. Langoscia non si può godere non si può
annullare, ma per contraspposizione esalta il godimento supremo, quello
di sentire di esistere.
Dividere
l'Io è moltiplicarlo: ssssmmmembrati l'Io atomico e libera l'energia quantica
dei tanti!
Se
vuoi
211) PRINCIPIO DELL'EX
L'ESSERE
ESISTE
211) Difatti l'aliquid sit (apparire svariato di fenomeni) non rimanda né all'essere
aristotelico-parmenideo né al nulla buddistico: è l'apparire di se stesso.
L'essere si fa molle: esiste.
SOLO
NELLA MENTE DEGLI DEI
2111) Dunque lessere rimane in mentis Deorum assoluto e perfetto, ma non
appare; gli assoluti sono terminati, siamo giunti in ritardo.
Usciti
dall'acqua dell'infanzia tira il vento del crepuscolo contemporaneo e
fa freddo... Ma noi ti daremo la diavolina!
IL REALE
2111+23=212) Per me lessere non è, ciò che esiste appare,
ciò che appare fa godere, lestasi è il reale.
L'ESSERE
NON E'
6 Lessere come concetto è uno dei nostri tentativi di comprendere
il farsi del molle immobilizzandolo; ma se lessere si fa molle e
limmobile non si fa molle, limmobile non fa parte dellessere.
Dunque lessere non è: si fa. (Vien fatto da noi, se preferisci la
carrellata in soggettiva)
NOI
SIAMO GLI INVERATORI
Poiché
l'apparire coinvolge l'osservatore, se l'essere si fa nel suo apparire,
noi facciamo l'essere conoscendolo. Siamo arrivati, da una partenza metafisica,
al postulato Dimensionalista: a partire dal Nietzschano e tutto squisitamente
contemporaneo modo di concepire l'oggetto. D'altronde sembra facile concludere,
a partire dalla plasticità dell'essere "contemporaneo" che il
relativismo scuoi i valori e disarcioni la verità affondando nel nichilismo;
al contrario, i valori si impongono dall'interno e non dall'esterno dell'uomo
senza per questo indebolire la società, nella misura in cui la società
si occupa di garantire la felicità di chi la sostiene; e la verità viene
disarcionata solo per farla montare sul cavallo alato dell'esistenza,
che è la scintillante verità di chi esiste. E fin tanto che noi esistiamo,
noi inveriamo.
Fatti
verità nel godimento dell'esistere infinito!
COROLLARI
MITICITA'
211 Storicamente:
la miticità è lo stato della coscienza che si vede senza riconoscersi,
ingenua arbitrarietà delle religioni antiche. Decade inesorabilmente all'emergere
dell'autocoscienza, la quale comincia col distinguere il soggetto dall'oggetto.
OGGETTIVITA'
L'oggettività
è il soggettivismo dogmatico dell'occidente classico. Il soggetto, nell'impossibilità
di uscire da se stesso, impone come oggettiva la propria soggettività,
precipitando nel dogma.
SOGGETTIVISMI
Il
soggettivismo è la rinuncia all'oggettività che regna nel pensiero contemporaneo;
si dirama nel soggettivismo idealista che assolutizza il soggetto, e nel
soggettivismo nichilista che annulla, con l'oggetto, anche il soggetto.
CONSAPEVOLEZZA
Ma
oramai lagonia del non senso ha perso sapore e cè bisogno
di una nuova consapevolezza: che la verità è fatta reale da te.
Fatti
il tuo senso plasmando ciò che vivi con l'orgoglio d'una stella in carne!
Risucchia la linfa dal baratro delle budella per eruttare Dei, ed esistiti
ora!
IL
MONDO MOLLE
8 Molle significa mobile; poiché i nostri concetti sono immobili, se si vuole
comprendere il molle apofaticamente si dirà che è uno-molti, simile-dissimile,
linea circolare, giorno oscuro etc. Ma ricalcando in questo modo la verità
dellessere sbricioleremmo la nostra essenza di pensiero, facendoci
estasi: annientamento nel farsi dellessere del nulla del pensiero
immobilizzante, diventeremmo il nulla del nulla; mentre se ancora ci facciamo
vuol dire che non lo siamo; dunque per noi molle ha troppo significato
per essere compreso.
LE
CAUSE
71 Può darsi che lessere, non essendo, non abbisogni di cause.
(Daltra parte le cause, essendo, non esisterebbero.)
LE
CAUSE DELL'UNIVERSO
Nel
senso che, se ci avventurassimo verso il centro dell'universo, posto che
sia in espansione, ci avvicineremmo allinizio del tempo, perché
è proprio il movimento espansivo a generare lo spazio/tempo; è comodo,
allora, immaginarci il tempo come se fosse contenuto fra il punto di inizio
dell'espansione e noi ora. Quindi, avvicinandoci a quel punto percorreremmo
a ritroso la trasformazione energetica dell'esistere che per la nostra
ragione viene ridotta alla catena causale: il difficile dell'esperimento
sta tutto nell'osticità di superare, in direzione contraria, la velocità
di espansione approssimandoci al centro, zona nella quale la velocità
sfiora quella della luce (che in fondo non è altro che la velocità di
lancio ottimale dello scoppio iniziale, di cui ne è rimasta traccia nelle
particelle più leggere: così leggere da essere in fondo più che particelle
la ripercussione stessa dell'ondata energetica iniziale e che ora si sparpaglia
in mirco oscillazioni ondulatorie, e siamo tornati ai fotoni). Ma se potessimo
essere più veloci dei fotoni -ovunque fossimo, come ci dice anche la relatività
ristretta- il tempo "non ci starebbe dietro" e ci inoltreremmo
nel passato: o meglio verso il centro: o meglio ancora verso l'inizio
del movimento creativo. Ma arrivati lì? Effettivamente, se noi siamo ora
qui sembrerebbe che l'origine dell'universo abbia un punto e un tempo
di insorgenza. D'altronde come può avere tempo e luogo ciò che crea il
tempo e lo spazio? Quindi dopo che venne creato il tempo iniziò il tempo?
Ovviamente prima del tempo non c'era tempo, e dove il movimento non aveva ancora generato spazio non c'era spazio perché dove e quando
non cè movimento lì e in quel momento non cè luogo, non cè
momento, non cè movimento. Diventa allora altamente problematico
chiedersi cosa mosse il moto: o meglio quale causa esisteva prima del
tempo e dove, prima dello spazio e cosa causò il movimento quando nulla
si muoveva e nulla poteva causare...
NULLA
Fuorché il nulla! In quanto:
711) il nulla non ha spazio, né tempo, né moto, né causa.
SE
DUNQUE NULLA E CAUSA COINCIDESSERO
Perché
in effetti, se prima del tempo non c'è tempo eccetera non ripugna alla
ragione ipotizzare uno stato precosmico extra categoriale rispetto alla
nostra logica cosmica che genera per intinseca natura il movimento; chiarisco:
questa degenerazione a movimento spazio - temporalizzante non avviene
alla sua periferia o solo ad un certo punto, perché il tempo e lo spazio
sono causalmente posteriori. Dunque il degenerare è generare, ma non potendosene
discostare il generare è divenire; quindi il divenire lo stesso divenire
dev'essere nella sua natura (anticipo... Nella natura del divenire stesso).
Ebbene, cosa può generare intrinsecamente il movimento? Qualcosa che è
ma che non si muove (Dio, l'essere puro, il motore immobile)? Questo è
ostico da pensare, perché ciò che non si muove non può iniziare a muoversi
solo ad un certo punto.. A Dio, per così dire, manca il tempo per creare
il tempo! E se proprio bisogna affermare il paradossale vale altrettanto
la spiegazione opposta, che vede nel nulla l'origine del movimento: infatti
la critica è la medesima: come può il nulla muovere? Ma qui subentra un'attenuante
preziosa: se l'essere assoluto avrebbe delle difficoltà a generare il
relativo (per relativo si intende il movimento, cioé ciò che muta) il
nulla avrebbe difficoltà a generare il relativo non tanto per non poterlo
contenere senza "tradire" la propria natura (come per l'appunto
accadrebbe all'essere assoluto se fosse per natura generativo del relativo
non potendosene discostare, come abbiamo detto sopra) ma perchè il nulla,
non esistendo, non può causare. Ma per una lieta coincidenza, ti faccio
notare che il non poter causare è proprio la caratteristica dello stato
precosmico: infatti, lo stato precosmico non è nel tempo né nello spazio
e quindi non può causare ciòè non può muovere... Cioè noi ci riferiamo
a quel che non ha tempo, non ha spazio, non si muove; che sono in fondo
le caratteristiche più logiche dello stato precosmico, che quindi non
esiste.
NULLA
HA ORIGINATO L'UNIVERSO
Se
allora qualcuno mi chiede chi o che cosa ha generato l'universo io risponderei
che l'origine dell'universo semplicemente non esiste. Il puro inizio dell'universo
non è mai accaduto. Il puro centro dell'universo non sta da nessuna parte.
Il primo atto dell'universo non è mai avvenuto. L'universo si fa, l'essere
si fa molle: esiste, anche se sono un pochettino ripetitivo.
IPOTESI
ALTERNATIVA
Poi,
se proprio ci potesse essere qualcosa che non è spazio/temporale, non
è neppure assoluta e nello stesso tempo si distingue dal nulla essendo
qualcosa, allora io sono il primo ad averla scoperta, e come tutti gli
scopritori gli darò un nome: "nghé". Se l'universo si è formato
all'interno di uno stato intrinsecamente generativo di movimento spazio
temporale (che quindi non coincide con l'essere assoluto né con il nulla)
ma che non coincide neppure con il movimento spazio temporale (perché
senò sarebbe l'universo stesso e quindi avrei ragione a dire che l'universo
non ha origine) allora questo stato protouniversale è nghé.
IL
NULLA E'
711 Cè da dire che il nulla non lo si può pensare: poiché però anche
lessere, non essendo immobile, non lo si può concepire, è possibile
che il nulla sia atto puro (lessere è immobile dunque non esiste),
motore immobile (faccia senza farsi), pensiero di pensiero (nulla di nulla).
METAINTERMITTENZA
LA
MUTAZIONE DEL DIVENIRE
2) Se però i paradossi della ragione ci portano a far coincidere l'universo
con la propria causa, non possiamo lo stesso escludere gli assoluti, che
sbattuti fuori dalla finestra li facciamo rientrare dalla porta: perché
se il divenire diviene se stesso, il divenire non solo diviene ma muta
ontologicamente in se stesso, quindi in divenire altro da sé. Allora lequazione
di partenza di ogni ente reale non sarà né lessere, né il nulla
e neppure il divenire: sarà la metaintermittenza ontica. Per gli intelligenti,
si può definire "Il divenire che si diviene."
Per i tardoni "lattribuzione della categoria logica del tempo
dal molteplice instabile al tutto fuso, ma inesorabilmente temporaneamente."
DILEMMA
PARMENIDEO
Insomma:
il molteplice è per sua natura instabile perché non esaurisce il possibile,
giusto? Perché per esaurire il possibile e immobilizzarsi dovrebbe essere
perfettamente. D'altronde l'essere come tutto fuso non può giacere nel
tempo, secondo la nostra ragione naturalmente, ma noi stiamo parlando
di una verità relaitiva a me e te che si incunea tra l'oggetto e il soggetto,
per cui...
LA
RAGIONE IN ALTRO
Non
possiamo certo arrenderci per non poter né prescindere né verificare la
ragione senza usarla come giudice di se stessa quindi usiamo la ragione
ma non solo quella ma ci stiamo perdendo il nocciolo:
SCHIZOFRENIA
DEL DIVENIRE
quindi
l'essere come tutto fuso non può giacere nel tempo secondo la nostra ragione.
Volendo però evitare di assolutizzare il divenire, che sarebbe una contraddizione
in termini (tipica dei positivisti come August Comte) dobbiamo pensare
al divenire come un processo che non escluda la propria mutazione: ma
cosa può divenire, il divenire, che sia diverso da se? Può divenire solamente
l'assoluto. Dunque si può pensare che l'universo trapassi ontologicamente
dal molteplice diveniente al tutto immobile, se non fosse che il tutto
immobile non può partire né fermarsi, per così dire; allora c'è da sempre;
quindi il divenire diviene immobile fuori dal tempo ma nel tempo soltanto
per un certo tempo.
TEURGISMO
MOLTEPLICITA'
3) Partendo quindi non dall'essere né dal nulla ma dallaliquid sit
(l'apparire svariato di fenomeni) e potendo solo rimanere nell'apparire dei
fenomeni ci si potrebbe limitare a definire il mistero degli eventi con
il termine vago di energia multiforme; come dire: il mondo sarà come sarà, ma mi appare molteplice. Pensando però che noi siamo coinvolti nella verità e che non possiamo
non tendere alla felicità, proprio a partire da questo ricchissimo dato
immediato si possono creare gli Dei! Infatti, pensando alla potenza creativa
insita nell'intraità della verità, spinti dal nostro bisogno di felicità,
noi possiamo essere il prisma generativo degli Dei; e
gli Dei, una volta evocati, possono armonizzare questa energia dentro
di noi; e una volta che l'energia dentro di noi si armonizza noi diveniamo
la testa dariete dello sforzo cosmico verso il divino:
Dal caos multiforme gli archetipi sviluppano l'io che a sua volta trasforma
gli archetipi in Dei.
NOTE
I quattro
collegamenti soprastanti aprono al sistema teurgico vero e proprio, che
è un castello di concetti (concetti è qui usato nell'accezione hegeliana)
relaitivi, quindi non ha la benché minima pretesa di descrivere una chimerica
verità oggettiva, come dovrebbe essere chiaro a chi è giunto fin qui;
quanto di fornire degli schemi ad altri io creatori per aiutarli a suggere,
ancor di più, il piacere di esistere.
Aggiungo che, volendo organizzare questo nuovo orizzonte di comprensione
sceglierò, come gli antichi genealogisti (Esiodo, etc.) una descrizione
fatta a stadi sequenziali; la cosa migliore sarebbe, però, di organizzare
i prossimi concetti su strati spaziali, invece che farli susseguire su
una linea temporale, perché tutti i concetti sostengono la nostra anima
sempre.
Il
nostro modo di godere è la venerazione degli Dei.
E per converso la realtà, tramite il Teurgismo, si divinizzerà.
CAOS
31) Il caos è ciò che noi non comprendiamo. E ciò che non comprendiamo
è il movimento. Dunque il caos è all'origine di tutto, poiché è
il movimento.
METAINTERMITTENZA
DEL CAOS
Se lessere è un sogno del nulla perché
tutto ciò che esiste non è bensì diviene, il caos è globalmente
indifferenziato ma nel quantempo multiforme, creando continui cosmi
estemporanei. Dire perciò che il flusso è lordine del caos
parrebbe contradditorio se non si considerasse la cifra fondamentale
del suo apparire: il continuo mutare; un mutare che può spingersi
dal flusso alla temporanea stasi, confermando sia il concetto dell'essere
che il concetto del nulla che il concetto del divenire come singulti
e sovrapposizioni promisque e parzialmente fuse.
ORDINE
Quindi c'è un movimento, nel caos, un particolare
ritmo del movimento del caos che viene chiamato ordine, o meglio
che noi chiamiamo ordine perché è la nostra dimora ontica. Quindi,
pur non potendo anticipare la definizione di uomo, non si
può prescindere dal nominarlo parlando del cosmo.
CULLA DI POTENZE
CIECHE
Prima però, per finire con il Caos diciamo che queste potenze cieche,
instabili e indistinguibili che ci appaiono caotiche non sono da
pensare come un enorme sacco della spazzatura quanto come un ventre
materno pazzo e immenso, un caos di merda magica, un tappeto di
lava fermentante che si distende non solo prima e dopo le diverse
bolle cosmiche, ma anche sotto, intorno e al fondo di ogni cosmo.
RIDUZIONISMO
Infatti analizzando lenergia quantitativamente
la si riduce al mistero iniziale, (ad es. Coscienza = pensiero di
pensiero, pensiero = percezione universalizzata, percezione = materia
stimolata, quindi anima= corpo, uomo = animale, animale = materia,
materia = energia, energia = evento a cavallo tra essere e nulla,
essere = energia che tende al nulla, tutto = niente, mistero = mistero)
ponendo in luce la fondamentale fratellanza di tutte le cose.
ANALISI CLASSIFICATORIA
Ma se tendiamo allarmonia delle parti
tra loro ci conviene allopposto chiarire le differenze, costituendo
un sistema di analisi qualitativa che faccia emergere le estemporanee
identità, per poi classificarle in un comodo sistema nomenclatorio:
ad es. Realtà = Dei + nulla, Dei = energia + coscienza, energia
= cosmo + divenire, cosmo = natura + uomo, natura = materia inerte
+ vegetali + animali, uomo = corpo + sensazioni + ragione + sentimento
+ coscienza.
Grazie, o ebete oceano delluniverso,
di essere poco noioso, grazie.
IL COSMO
NEI CONCETTI
Il Cosmo è ciò che abbiamo compreso. Noi comprendiamo
il Caos fissandolo in concetti assoluti (sempre nell'accezione
hegeliana). I concetti sono reali, ma solo in noi.
TRA IL CAOS E L'IO
CREATORE
Allora nella misura in cui noi riusciamo a
capire il caos (che è come dire nella misura in cui gli archetipi
si esprimono in noi) l'io si dispiega sul caos e il Cosmo diviene
l'intermedio (metaxù) tra caos e io creatore.
ORDINE (2)
Come abbiamo detto nella sezione del caos ma da un'altra angolatura,
noi consideriamo cosmico tutto ciò che possiede un ordine intrinseco,
come l'universo e le sue - nostre - leggi fisiche.
GLI
ELEMENTI FISICI
2) Il divenire è una misteriosa energia del nulla che tende
allessere, assumendo in questo slancio infinite manifestazioni
fisiche che per comodità si iniziarono a classificare in cinque
categorie: terra, acqua, aria, fuoco e etere. Ora, la scienza, preferisce
usare categorie più precise, per prevedere e asservire la materia;
ma queste cinque categorie possono essere ancora uno strumento utile
esistenzialmente: ed è su questo piano che verranno usate in questa
sede. Questo perché la scienza cresce e muta ad una velocità maggiore
dell'evoluzione genetica della nostra specie, sicché il nostro modo
di ragionare non aquisisce le categorie scientifiche nei frangenti
dell'esistenza, ma solo quando si applica forzatamente a degli studi
oggettuali.
VITA
Ma nellimmenso buio dello spazio, accadono
degli ordini speciali che si strutturano vitalmente: vita è lordine autocostituito che tende a conservare ed incrementare
se stesso temendo e desiderando lalterità e imparando ad adattarsi.
Siccome la vita tende ad armonizzare ciò che esiste, la vita (nei
termini mitici utili a diventare Teurghi) nasce dall'equilibrio
dei quattro elementi fisici. (l'etere è al di là del mondo fisico,
è la divinizzazione del nghé)
NATURA
La vita, come dire la Natura, però non esiste
come entità: poiché se la pensassimo tale ne dovremmo avere una
venerazione ed un rispetto che tarperebbero la nostra effimera e
nel quantempo sconvolgente potenza: la potenza di diventare crisalidi
per la nascita degli Dei. E per il bene degli Dei, tutto è concesso.
Certo anche la Natura può ritornare ad essere una divinità: purché
non la si subisca ma la si faccia noi. Ciò che cambia, in un caso
rispetto all'altro è simile all'intensità con la quale un pappagallo
può dire "ho capito" rispetto alla Signora Curìe. Allora
io preferisco pensare che La natura, ovvero
il cosmo sopradetto, è un fantasma. Rea e Cerere non esistono se
non in fondo a noi. Noi stessi, con satelliti, chip e sfilate dalta
moda, siamo una tra le altre manifestazioni della natura, per la
quale si intende comunemente linsieme delle cose che ci sarebbero
anche senza che fosse iniziata la storia umana, le loro leggi e
il loro destino. Così posso dividere la natura in animali, uomini
e Dei.
ANIMALI
Gli animali sono -per la mente- materia ben organizzata,
macchine naturali. Esattamente come noi. Gli animali sono -al cuore-
intimi amici di anime sorelle, forse più saggi e forse un pò ingenui.
Esattamente come noi.
UOMO SUPER ANIMALE
Ma noi abbiamo - per natura- dei piani cosmici in più rispetto
agli altri animali, e che non mi si venga a dire "che cosa
ne sappiamo: magari anche le formiche pensano come noi, è solo che
noi non capiamo cosa dicono..." o cazzate simili (a meno che
non lo si dica per sfizioso capriccio teurgico, cioé preferendolo
credere per sfizio e per insindacabile capriccio; stile con il quale,
del resto, io sto affermando perentoriamente il contrario!) perché
non siamo qualitativamente diversi dagli altri animali, ma quantitativamente:
quando abbaiamo noi sbaviamo shuttle, quando scodinzoliamo noi erigiamo
cattedrali, quando guiaiamo noi componiamo poemi dalla struggenza
immortale, e qualora noi decidessimo di mordere veramente, squaglieremmo
la terra di esplosioni nucleari tanto da trasformarne l'intera superficie
in margarina fusa. Noi compresi.
Quindi noi non siamo diversi dagli animali. Ma siamo gli animali
più forti. (i più resistenti , invece, sono gli scarafaggi;
i più antichi i virus, i più colorati i pappagalli etc. questo per
dire che forti non significa saggi o buoni e bravi e belli o altro:
forti vuole dire solamente coloro che dominano e comandano sugli
altri)
Questo perché noi abbiamo la consapevolezza di esistere,
l'angoscia della morte e la sete di infinito. (Scusate se è poco)
Per comprendere la potenza e la bellezza del nostro io, però, dobbiamo
prima classificare gli archetipi degli esseri viventi, ciè le forze fisiche che danno le leggi al
processo della vita.
L'armonia perfetta degli elementi, nella prospettiva divinizzante,
è l'uomo: padrone della terra e servo degli Dei. Siamo nel quantempo
noi o comunque è attraverso l'uomo che il caos si struttura: è nel
nostro sguardo che si può illuminare il buio con frammenti incandescenti
di un Dio esploso.
GENEALOGIA
DEGLI ARCHETIPI
UOMO
Stabilito che l'energia multiforme iniziale genera (intenzionalmente
o casualmente) delle strutture vitali che perseguono il proprio
mantenimento secondo delle leggi "meccaniche" interne,
possiamo concentrare la nostra attenzione su una di queste
strutture ordinate: il sitema nervoso umano.
Questo perché il cannone che eietta Dei è l'Io creatore: dunque
esso è il complesso più potente, nella prospettiva teurgica
naturalmente, tra gli apparati viventi.
FILOGENESI
SPIRALIFORME
Quindi se nella sezione "Cosmo" avevamo considerato
l'Io creatore come il cosmicizzatore del Caos, è altrettanto
importante concepire l'Io creatore come un frutto del Caos,
per sondarne la profondità. Disponendo allora i suoi strati
costituenti sulla linea temporale vediamo come si può pensare
che si sia formato l'io a partire dagli impulsi elettrici
del sistema nervoso durante l'evoluzione della specie,
la formazione del feto e ogni nostro risveglio dal sonno ogni
mattina.
Che quindi viene plasmato filogeneticamente dalla spirale:
struttura ordinta - spinta all'automantenimento - struttura
ordinata più complessa - spinta all'espansione.
Questo processo spinta- struttura- spinta più elaborata-
struttura più elaborata etc. è una spirale che vortica dai
primi uomini di generazione in generazione sedimentando esperienze
culturali e anche orientando, sebbene molto lentamente, le
modificazioni genetiche: sicché d'ora in poi si vedrà questo
sviluppo nei suoi grandi cicli evolutivi e contemporaneamente
nel suo "ripassarsi" durante la formazione del feto
e nei primi mesi di vita; questo anche se in alcuni casi,
quello che per la stirpe è esperienza, diventa per il nuovo
nato, allorché sedimenta in un gradino evolutivo, legge di
natura.
Quindi,
per il nostro sistema, originarie sono le spinte delle:
A) Strutture energetiche di base: istinto di mantenimento:
sopravvivenza e riproduzione (cioè l'automantenimento e mantenimento
della stirpe) ed espansione.
B)
E l'ordine di un meccanismo selettivo di base che risponda
all'automantenimento discernendo, di quello che proviene dall'esterno,
ciò che è utile da ciò che è dannoso.
insieme,
questa spinta originaria della vita e questa struttura chimico
elettrica formano gli Archetipi genetici: difesa
della vita o autoconservazione, dolore, piacere.
Stabilire che queste spinte e questo meccanismo sono Archetipi
genetici significa stabilire che essi agiscono in tutti gli
esseri viventi ben funzionanti e che quindi la loro portata
è praticamente universale. Che, inoltre, agire su di
essi è estremamente difficile perché le loro radici gettano
a fondo nel ventre della terra. E che, nei rarissimi casi
in cui apparentemente le si fossero soppresse, in realtà si
ha solamente deviato il loro sfogo: come parla Freud di sublimazione,
processo prezioso e nobile, ma ricordiamoci sempre che pur
cambiando la meta, l'energia propulsiva e la struttura, pur
applicate ad oggetti transizionali o camuffate o perfezionate,
sono insopprimibili. Ripeto: insopprimibili.
Grazie
al primo principio si forma durante l'evoluzione e nel grembo
materno, creandolo dalla piattafroma chimica cellulare (che
sta sullo stesso piano degli impulsi binari di un elaboratore
elettronico, anche se è pù raffinata) un vero e proprio centro
di smistamento dotato di facoltà decisionali globali, l'encefalo.
Poiché
l'encefalo guida lo sviluppo dell'organismo nella sua
globalità, regolando le funzoini simpatiche, parasimpatiche
e metaboliche, precedentemente alla costituzione dell'io,
sono già presenti delle nozioni inconscie, derivate dal meccanismo
di discernimento chimico di base che abbiamo visto sopra le:
Nozioni
di base: negativo, neutro, positivo
Sono
un ternario autoimplicante, posto luno si pongono gli
altri.
Negativo:
ciò che fa uscire dal neutro
Positivo:
ciò che riporta al neutro
Neutro:
ciò che non è negativo. Stasi indiffernziata, equilibrio confusivo.
Le
nozioni di base, applicandosi sopra al discernimento chimico
definiscono le spinte archetipiche nella loro forma superiore,
l'istinto atavico; che si compone di Associazioni genetiche
ed esperienza atavica:
Associazioni
primordiali: cibo = positivo, cibo = vita, vita = positivo,
cibo = materia, materia = positivo; sonno = neutro, caldo,
buio, silenzio, digestione = neutro, pace = neutro; fame,
disturbo, dolore, rumore = negativo.
Imprinting
iniziale del piacere nei mezzi primari del mangiare e del riposare,
nei mezzi secondari dellaccoppiamento, nei mezzi terziari
della violenza per la sopraffazione.
Esperienza
atavica: esiste il bene ed esiste il male.
Atavica
è la composizione tra lautoconservazione e questa esperienza
che arriva a distinguere queste dicotomie e identifica con
i tre ambienti la vita con sé e con laltro buono e cattivo.
Formulando così il terzo Archetipo atavico: io = vita
Durante
le prime esperienze di vita e i primi passi della civiltà,
si formano gli Archetipi esperienziali: io/altro buono
e cattivo (I tre ambienti) Genetica è la suddivisione ambientale
che emerge con il senso della mancanza della madre e del coinseguente
sé.
tripartizioni
dovute alla costituzione genetico- esperienziale di portata
non universale ma ampia. Creano degli ambienti riempiti dagli
Dei specifici delle associazioni simpboliche archetipiche
che sono (Winnicot) oggetti transizionali temporanei.
Associazioni
esperienziali: padre = legge, madre = cibo, io = bisogno, identificazione
sessuale, comportamenti cattivi = morte, corpo = piacere, feci
= morte. Queste associazioni hanno, in pratica, le stesse caratteristiche
degli Archetipi genetici, (e infatti sono anch'esse archetipiche)
ma siccome derivano da antiche esperienze, sono solidissime
quanto soggettive: cioé: tutti conscepiscono ciò che è giusto
e ciò che è sbagliato, tutti vogliono conservare se stessi ed
espandersi ma Miss Piggy vive la giustiia sociale come imposizione
perché suo padre era stato severo e Barbatrucco concepisce la
propria espansione come una fusione nell'alterità ignota perché
da piccolo, ogni volta che faceva delle cose nuove veniva lautamente
premiato. Chiaro, no?
Tipologie possibili:
Ignoto desiderato o esorcizzato = scoperte premiate o no
legge
sofferta o interiorizzata = papà presente o assente
piacere
naturale o peccaminoso = mamma vietata o concessa
istinto
di fusione= Dio e morte nasce dall'associazione dell'espansione
con la neutralità (riposo) a causa di un trauma molto frequernte
fatto nel tentativo di possedere il bene (associato alla mamma)
L'identità si può associare a sicurezza, paradosso, ruolo, anima,
femmina, maschio e dellasssociazione delloggetto
desiderato: che ci spaventa e affascina perché è ribaltato rispetto
al dentro/ fuori, comprensione inconscia
identità:
propria, ambita, mostrata. dipendono dagli equilibri tra le
spinte riproduttive, espansive, fusive; e dalla costituzione
della famglia.
ARCHETIPI
Riassumendoli
limitandosi alle loro espressioni più complete:
i 3 archetipi genetici sono: il Dolore, la Sosotanza, la
Quiete che fanno la Terra.
Seguono
gli archetipi che puntellano l'io:
la Volontà di Potenza, La Mia Vita, che fanno il Fuoco
Inizialmente
io/altro dunque Terra e Gas ma poi la terra si distingue
in bene e male e si va negli schemi a 3 io = aria fuoco,
altro-bene = acqua, altro-male = ferro
e
l'ordine e la legge che fa il Ferro
Vengono
poi gli archetipi legati all'esperienza dell'altro:il Bene,
la Dolcezza, l'Armonia, la Fusione che fanno l'Acqua.
L'infinito,
il mistero, il nuovo, la libertà, l'ironia, la bellezza
che fanno l'Aria.
essere,
caos, trasformazione
curiosità
= spinge il neutro al positivo
stupore
= quando il neutro o il negativo divengono positivi portando
gratificazione
Essendo
troppi, per comodità, io perferisco classificarli in cinque
categorie:
alle
nozioni si arriva alle esperienze primordiali che costituiscono
(sotto la spinta dell'istinto) gli archetipi della Terra.
Ma la madre è divisa, inizialmente, da qui la duplicità
della Terra, fertilità e morte, pace e destino.
Ritmo
= principio assoluto, neor, primordiale, interno terrra
/ melodia = azione, pensiero, dinamicità, espressione, chiaro,
cielo
Linea/curva,
duro/morbido, freddo/caldo, settentrione/meridione
Terra:
pesante prigione, duplice: nella terra si nasce e si muore,
calce, bitume, puuò essere la spinta per volare o il rifugio
Gfuoco=
dono divino strumento di dominio e distruzione
Acqua
= opurifica, lenisce, è un respiro di vita
Ar9ia
non esiste, non si vede, sembra immobile ma ci regge se
siamo spirito
Mondo
= terra = 1
Pewnsiero
= asria = 2
Vit
a = etere = 3
Amore
= acua
Odio
= fuoco
Ora
siamo ad un passo, con questa classificazione, dal vedere
affiorare gli Dei, ma possiamo prima proseguire con la riflessione
sullo sviluppo della vita dall'energia cieca nella natura,
al centro della natura nell'uomo, e al centro dell'uomo
da quello che sgorga nell'encefalico vorticare degli archetipi:
l'io: il trasformatore di
Archetipi, il catalizzatore di Dei.
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