DeiXme   


Ho riesumato queste vecchie bozze scritte da me e Sergio Scalet, con l'ispirazione di Barbara Bedrina e Loredana Metta. Credo che fu, per tutti noi, il primo tentativo (ingenuo e eccitante!) di formulare un "materialismo contemplativo".

 












menù  
CRONISTORIA
ETICA E FELICITA'
Da Aristotele a  Piergiorgio Welby  passando x Buddha  Dalì, de Sade, Freud  Gesł, Pertini, Saffo  Madre Teresa, Wilde 
...e altri esempi. 
idee personali
testo no-copyright
cita o linka, grazie! 

Gli Dei,
sono meravigliosi anche se non esistono: sono le nostre carni antiche.
Da rievocare per amare la vita.

 

 


Il mondo è pieno di Dei
Talete



 

RESURREZIONE POLITEISTA

 

0) Se vuoi, goditi

gli Dei.

 

 

DIMENSIONALISMO

SE VUOI
1) Stiamo forgiando una cattedrale dove può starci qualsiasi pensiero senza litigare, perché l’anima è mondo a se stessa: infatti, se per te una cosa è vera, vuol dire che in te esiste realmente, e se ci crede anche un'altro è vera tra voi due; se invece ci si crede in tanti è ancora più storica e vera. ...

TOLLERANZA
11)
Il Dimensionalismo è una struttura culturale che permette l'insediamento di infinite filosofie personali, nella reciproca tolleranza formale.

SISTEMA GNOSEOLOGICO
Più esattamente, è un sistema gnoseologico
autocentrante di reali molteplici, relativamente all'Io creatore.

ASSUNTI
Assunti necessari per questa relatività di pensiero (che non è pensiero debole né forte: è un pensiero aitante) sono un
postulato, la prima e la seconda conseguenza e un dogma.

 

POSTULATO DELL'INTRAITA'

COSCIENZA REALE
113) Il soggetto
è l'oggettività, o meglio: la coscienza è la dimensione* reale di se stessa.
Nel senso che, come presupposto al dialogo e alla conoscenza delle cose interiori, è preferibile supporre le proprie convinzioni come qualcosa che è vero per noi nella misura in cui ci condiziona, senza pretendere da esse una verità universale valida fuori di noi e di cui possiamo fare tranquillamente a meno. In compenso, l'intraità mi dice di dare valore alle mie idee perché esse sono e sono reali non come mie illusioni, ma come forze potenti.
Il nostro mondo immaginario (la fede, la scienza, i valori) non è che non esista: è solo molto, molto piccolo; la Madonna, il pi greco e Daitarn III ci sono, ma sono microscopici. Sono dentro di noi, reali in noi!

VERITA' NEL FLUSSO DI COSCIENZA
2222) L’intraità inerisce, in un certo senso, alla rappresentazione coscienziale di stati ed eventi, ma ha una significanza gnoseologica più vasta della mera rappresentazione coscienziale; infatti, la rappresentazione coscienziale (pur non essendo assoluta) è fattuale: esiste in maniera oggettiva relativamente al proprio campo di estensione; dunque l’intraità non predica propriamente questo flusso di coscienza e le sue rappresentazioni, bensì la di esso consistenza ontica, che non è totalmente soggettiva e neppure totalmente oggettiva. Insomma, l’intraità non ci dice che la coscienza appare: ma che questo suo apparire è in sé la verità.

NON NECESSARIAMENTE ANCHE PER TE
1131) La stessa intraità qui tematizzata, se non viene creduta perlomeno da un io, svapora onticamente; viceversa permette di essere negata in altre dimensioni coscienziali, in quanto esse possono vanificarla nell’oggettività relaitiva senza per questo lambire l’intraità dell’intraità stessa. (che perciò si autodimostra senza diventare obbligante)

PENSA E SARAI
113+1131=114)
Allora, se tu vuoi, oggi divieni un Io creatore...

Ciò in cui tu credi è dove tu credi di stare, ovvero dove stai, ciò in cui tu sei, ciò che tu stai divenendo: l'esisterti! ...

  

CONSEGUENZA DELLA RELAITA'

PAROLA
115)
 La parola è condivisione relazionale di una intraità, rendendola più potente. La parola non ha sede nell’anima bensì nel rapporto, che è matrice d’anima.

NUOVA UNIVERSALITA'
E' proprio esprimendo le nostre convinzioni che possiamo inverarle anche nell'animo di altre persone: questo non perché le nostre idee siano più o meno vere ma perché meglio si adattano a dei bisogni; quindi le mie idee, in qualche modo, finiscono con il non appartenermi più nella misura in cui non risiedono più solamente in me. Allora è a partire da una prospettiva "ideale" che si può comprendere come proprio quel mondo interiore che, nel momento in cui viene considerato intraitivo, sembra indebolirsi rispetto alle antiche certezze pur senza scomparire nel nichilismo di fine secolo, nel rapporto comunicativo con un'altra mente ritrova una nuova universalità. Questa nuova universalità, però, non è oggettiva perché dipende dall'altro, il quale è soggetto come lo sono io, e nello stesso tempo non è soggettiva poiché è vera fuori da me e fuori dal mio arbitrario controllo: dunque come l'intraità mi dice di dare valore alle mie idee perché esse sono reali, così la relaità mi dice che le intraità di due soggetti che si esprimono e si ascoltano si tangono; e tangendosi sfuggono dal controllo degli artefici per rispondere ai bisogni comuni dei soggetti, in modo quindi da interagire come terzo polo del rapporto, acquistando autonomia ma nello stesso tempo eccezionale forza.

Due Creatori vengono congiunti dalle parole. Ponti trasmittenti perché un Dio parli con se stesso tramite le sue orecchie… L'umanità: orecchie di ercoli cerulei e stereoscopici Dei dalle infinite orecchie!

 

CONSEGUENZA DELL'ULTRAITA'

ULTRA CULTURA
116) Le relazioni, gli atti e i fatti collettivi sono matrice di verità, condivisioni intraitive inveranti. Tramite la storia, quindi, cultura e verità risultano termini interscambiabili.

CONVINZIONI
Infatti, come molte delle nostre convinzioni hanno un'impotanza effettiva sulla nostra vita strabiliante solamente perché sono ben radicate nella cultura in cui siamo cresciuti, così queste stesse idee decidono delle sorti degli altri in'una misura impressionante e senza che più né gli artefici né gli attuali amministratori possano averne un pieno controllo. Questo perché le ultraità affondano nella collettività stessa, costituendola interiormente.

LA CULTURA CI TRASCENDE
1161) Affermando gestalticamente che il tutto (qualora possieda un ordine intrinseco) è superiore alla somma delle parti, la cultura è trascendente rispetto agli uomini che la condividono: potente megafono per il brusio degli Dei viventi.

MASS MEDIA
116+1161=1162)
Se la cultura è un evento trascendente e i mezzi di comunicazione di massa, forgiando le nebulose inveranti, avvolgono le nostre coscienze limitandole e nel quantempo arricchendole d'alterità, i mass media assegnano agli individui l'ordine intrinseco della cultura; che quindi si comporta come una sorta di supersoggettività ultra creativa, per l'appunto l'ultraità. (al modo dell’Io rispetto alla massa neuronale oppure dell’organizzazione negli stormi dei volatili) Noi veniamo socialmente agiti; e la civiltà è dotata di propria volontà.

Sangue di anima! Infiniti impensabili mondi pianeti di senso!

COROLLARI

 DIMOSTRAZIONE AUTOCENTRANTE
221)
Per questa anfibicità tra il soggettivo e l'oggettivo, la dimostrazione dell'intraità si può trovare solo all'interno della coscienza individuale; concede perciò di basarsi su principi dimostrativi interni a se stessa: autocentrandosi.

 L'INTRAITA' E' GRADUALE
2221)
Grado di intraità è il livello di estensione del soggetto in se stesso, o in altri soggetti per mezzo della comunicazione. Quanto mi possiedo? Anche l'agnosticismo può essere una posizione sentita da non confondere con un basso grado di intraità: vaghezza, inconsapevolezza, scrupolo. Allo stesso modo un alto grado di intraità non ha nulla a che vedere con la testardaggine di chi abbraccia il proprio pensiero con la vecchia e ingenua presunzione di oggettività, che al contrario consegue all'inconsapevolezza: alto grado di intraità significa la pura potenza di credere a se stessi come a dei trasformatori di energia.

VIOLENZA FILOSOFICA
E' mai possibile che la ragione debba così spesso venir manipolata per imporre le proprie idee sopra a qualcun altro?
Cfr. Luce Irigaray, Speculum, FELTRINELLI
(Più intellettualmente onesto è imporsi con la forza pura che non abbisogna di giustificazioni: il leone sbrana la gazzella senza il palliativo della scomunica)

 

117) DOGMA DELL'ANTIDOGMATISMO

INCERTEZZA RADICALE
La tua coscienza pensa indipendentemente dalla certezza di pensare: l'unica certezza che non ha bisogno di dimostrazioni dev'essere che non esiste nessuna certezza possibile, neppure la certezza che non esista nessuna certezza possibile. Per cui questo dogma (l'unico permesso nel dimensionalismo) si autoelimina.

FEDE
Ciononostante ognuno di noi può continuare a "combattere" per le proprie idee: ma sarà più razionalmente corretto se, comprendendo gli intrinseci limiti della ragione, difenderà le proprie idee in forza della fede che ripone in esse e non per la loro "metafisica" necessità!

NOBILTA'
Ciò che in fondo contraddistingue, paradossalmente, l'arte della guerra antica dalla guerra moderna è all'opposto della storia del pensiero: per le antiche aristocrazie, il nemico era degno di lode e sarebbe stata un'infamia nei confronti di se stessi denigrarlo. Le regole seguivano la legge dell'onore e la battaglia decideva per il migliore: lo scopo non era soltanto vincere ma essere migliori, da cui l'etimo della parola. Con la leva di massa necessaria a fronteggiare la mole di fuoco delle armi subentrate durante le guerre mondiali, divenne necessario ai governi demonizzare il nemico per suscitare nella massa, che sorreggeva non più per mesi ma per interi anni le ingenze belliche, sdegno, orrore e disprezzo per l'avversario (come grottescamente dimostrano i film holliwoodiani che dipingono i nazisti come dei pivelli e che si pongono, filosoficamente parlando, sullo stesso piano della diffamatoria propaganda nazista antisemita; il ritratto grottesco che quel geniale regista che fu Charlie Chaplin fece di Hitler e di Mussolini non vale, agli occhi del filosofo aristocratico, niente di più e niente di meno dei film Luce che fanno zappare il Duce. La propaganda fatta dalla D.C. di De Gasperi contro "l'ombra di menzogna che viene da Est" è perfettamente pari, in quanto a retorica per menti semplici, alle frottole del Comintern sul supposto eden sovietico), facendole credere di essere vittima eroica di avversari biechi, ingiusti e anche un pò stupidi.

NOBILTA' DELLA FEDE
Lascio volentieri ai politici le tecniche retoriche necessarie a mietere i consensi della massa, caldeggiando invece in questa sede un'atteggiamento che confonda la guerra per la supremazia delle proprie idee (spinta forse insopprimibile della natura umana) con un corteggiamento erotico, con l'arte del gioco e con la fede; cos'è che ci rende seduttivi e ci fa ben giocare? Il dare piacere nel primo caso e il rispetto dell'amico nel secondo. E la fede non è forse il più temerario amore? La roccia più eterna e inscalfibile? Avere fede significa mettere le ali all'encefalo.

NOBILTA' DELLA NOSTRA FEDE
Dunque, sia queste che quelle che seguiranno sono le idee che noi difendiamo, ma non pretendono con ciò di essere superiori alle altre idee: né alle idee cattoliche, né a quelle materialiste, né alle popolari, né alla saggezza orientale o alla prospettiva cognitivista e neppure alle astuzie della retorica politica che qui abbiamo speronato, ben consci e rispettosi della sua forza e della sua necessità nei regimi di democrazia.

ALTRI INTELLIGENTI
Nella convinzione che le nostre idee siano non solo una vecchia strada dimenticata e oggi da noi rinnovata ma anche una via alla felicità che, per l'ampiezza e nello stesso tempo la solidità, sarà in futuro sempre più percorsa dai più intelligenti e da questi arricchita e largamente usata verso nuove frontiere dell'anima.
Auspicando quindi che la prospettiva dimensionalista e i figli che già sta partorendo (il Teurgismo, il Misterismo, la consapevolezza muta) non venga mai popolarizzata, speriamo che stimolino le persone intelligenti - e tra queste ci auguriamo ci sia tu - ad essere più felici ed unire, alle nostre, anche le loro e le tue idee.

Può essere più vero ciò che è bello di ciò che è vero.

 

 

 

ONTOETICA

Se vuoi

2) Tutti preferiscono essere felici ...
Anzi, viviamo tendendo necessariamente al meglio. Noi stiamo diventando felici, ma lo saremmo ancora di più se contribuissimo anche alla tua felicità.

 

21) IMPERATIVO EUDAMONICO

FELICITA'
Poiché l’oggettività non ci compete, la felicità rimane l’unico imperativo categorico. Perché non siamo liberi di voler essere infelici: nel momento stesso in cui volessimo l’infelicità, la eleggeremmo a tipologia eudamonistica.

FELICITA' PERSONALE
22)
Se la tensione verso la felicità è inevitabile ma non ci illumina riguardo al suo contenuto, ognuno possiede specifici bersagli teleologici.

Per essere felice, contempla* gli eventi e cerca la tua verità insieme agli altri ma senza litigare troppo. Più ti capirai e più ti piacerai; più ti spiegherai agli altri e capirai anche loro e più vi piacerete; più contemplerai gli eventi e più il tuo Io* sarà felice!

 

SFRUTTANDO CIO' CHE APPARE
21+22=23)
Se, d'altronde, la persona è comandante di se ma non può cercare nell'essere universale, godrà maggiormente approssimandosi a quello che le appare.

LA FELICITA' NEL'APPARIRE TEURGICO
231)
Affinché io diventi più felice ho pensato al principio dell'Ex, che quindi si situa a cavallo tra l'applicazione dell'imperativo eudamonico (21) e la resurrezione teurgica (3). Ho adottato questo principio poiché mi sembra il più vicino a quello che appare.

LA FELICITA' NON STA NELL''ESSERE
La felicità dell’uomo sta nel divenire che si protende verso l’impossibile, in quanto:
1) L’anima, la perfezione, l’immortalità, sono categorie assolute dell’essere, quindi non esistono.

2) L’io, il desiderio, la vita, sono categorie effimere ma esistono, perché esse sono te.

3) L’anima è il corpo che sa di essere corpo, e proclama "Io!". L’io desidera la perfezione e la sogna, e questo sogno è bello e la sua magia fa esultare di vita. La vita ha una durata finita, ma può contenere infiniti istanti di infinita profondità...

Più sarai consapevole di esistere e sognerai la perfezione, in ogni istante e senza limiti, più sarai felice.

 

 

GODERE


L’unica vera dote spirituale è il godimento: nonostante qualunque avversità si può godere; ingiustificatamente, liberamente.

63 Godere è l’ardere della nostra vita.

   

 

LA FELICITA' IN GENERALE
Neanche la felicità dev’essere un assoluto perché in quanto tale sarebbe impossibile, meglio che venga considerata come la serenità del godere. Amare é sentire insieme attraverso uno scambio di energia, grande esplosione di felicità tra te e gli altri. Amico mio, se anche tu senti di essere stella di carne, fregatene dell’impossibile e pur nella merda goditi la magia, goditela finché puoi. Perché godere è l’ardere della nostra vita. Vita di stronzate e bellissimi sogni.

TIPI DI GODIMENTO

La felicità ha un casino di livelli, momenti, tipi. Si può godere il godere come un ciclo, come consapevoleza radicale, malattia delle palpebre bloccate, cecità, sapere, etc. Ma meglio è, quando se ne ha il tempo, classificare schematizzando per non perdersi nulla e per meglio applicare.

Corporeizzare il divino, consapevolizzare l’energia.

 

DIALETTICA DEL PIACERE

Il movimento perpetuo non esiste: ogni moto finisce nella stasi. Il moto è sofferenza, la vita è movimento, la stasi è annullamento della vita e della sofferenza. Ma la vita ama se stessa: dunque ama soffrire e ripudia la stasi. (Che è lo scopo di qualunque azione, la meta) Dunque l’etica della vita deve tendere al godimento della sofferenza e al rifiuto della pace. (L’etica della morte tenderà all’equilibrio e all’annullamento di qualunque energia)

DIALETTICA IRRISOLVIBILE DEL PIACERE (E PSICANALISI)

Ciononostante, la vita, subirà sempre la fascinazione di questo suo annientamento in Hypnos, il Thanatos freudiano; faccio notare come, nonostante la simile dicotomia, nel mio sistema l'impulso della vita non è ridotto al suo - pur sempre fondamentale - sottogenere "eros libidico".

DIVISIONE DICOTOMICA

La dialettica irrisolvibile della vita genera quindi due tendenze contrastanti: fusione nell’assoluto (Dio, il nulla o un'altro), fusione come assoluto (vita).

DIVISIONE TRIADICA

La fusione come assoluto si distingue a sua volta nel diverso bilanciamento tra il soggetto e il mondo; nel caso che prevalga l'importanza del mondo, essa provoca due tipi di effetti diversi, il raccoglimento e l'espulsione; nel caso che l'io prevalga, può tendere all'assorbimento o al domino. Inoltre, una nuova tendenza si è sviluppata con l'età moderna, e mira ad un tipo di pseudo equilibrio che in realtà è una tensione idealmente perpetua. Dunque le tendenze più importanti sono l'oblio, la vita come predominanza del soggetto nella forma fredda e nella forma calda, i due tipi di estasi e la tensione dialettica. Schematizzando abbiamo:


DIVISIONE TETRICA

1) PIACERE POSSESSIVO

  a) dominio: dominio di Dio, potere universale, il piacere del dominio del sé e dell’esclusione dell’altro, il controllo esercitato dalla conoscenza. Ma la tragedia del vampiro è che la vittima ha il sangue caldo per poco, quando muore rimane una carcassa e non sazia. (Hegelismo)
  b) Fagocitazione: distruzione del mondo, assumere e divorare l'alterità per possederla totalmente, addirittura diventarla; ma per meglio dire: farla diventare noi. Ciò che scricchiola è il vuoto della solitudine. (Serial killers)

 

2)PIACERE ESTATICO

  a) energia estatica di rapimento: il piacere è la perdita di controllo dovuto ad un oggetto estrinseco ossessivo che ci strappa a noi stessi, è un dolore inarrestabile ma anche il sollievo dell’oblio di noi. Ma l’ideale non ti può amare perché è perfetto, la distanza rimane totale e muori. (Cyranò de Bergerack)
 

b) energia estatica di raccoglimento: Il piacere è subire l’invasione dell’oggetto che ci inonda e riempie. Siamo pieni del Dio. Posseduti e riempiti come nel caso "fagocitazione" del punto "piacere ossessivo", prevale qui il senso di subordinazione a ciò in cui ci stiamo fondendo. Socialmente pericolosetto. (Cristo e i profeti)

3) PIACERE DIALETTICO: entrando in relazione di conflitto e di bisogno con il mondo, rincorrendosi e diventando baratro infinito per non far fermare l’alterità: ci si alimenta a vicenda ma non ci si può riposare, presuppone la rinuncia alla serenità, alla stasi. (Ballare il rock'n'roll)

4) PIACERE STATICO: la pace dell'oblio nel nulla. (Buddismo)

FASI DEL CICLO
La dinamica energetica ottimale per la nostra anima: di ogni piacere bisogna abbandonarsi a tre inevitabili fasi: aspettativa, culmine obnubilante e ricordo.
E' meglio far adeguare il nostro stato d'animo alla fase corrispondente dopo averla riconosciuta; altrimenti c'è il rischio che si viva l'aspettativa come ansia, la realizzazione con noncuranza e il ricordo farlo degradare a rimpianto pessimista.

GLI ALTRI
Gli altri sono universi in rotta di scontro o fusione.
1) Di fronte ad’un altra coscienza siamo specchi che si rifrangono all’infinito.
2) Penetriamo negli oscuri corridoi di altri sentimenti, buchi di uno sguardo, bronzee sale in fiamme di vita ci fanno perdere tra labirinti.
3) Si vola insieme come condor, sulle vette, sui deserti e i ghiacciai; osservando, in intima fusione, il silenzio.
Scavalcando la cornice dello specchio, due labirinti umani si inseguono l’uno dentro l’altro fino a fondersi.
Pur dovendo spesso operare scelte autoescludenti, pensa che figata... Lo scontro dell’eros, la fusione dell’amore: tra macchine di complessità infinita.

Se godere è l’ardere della nostra vita, con altri gaudenti possiamo spruzzare fuochi d’artificio che accechino il cielo.

 

COROLLARI

 ARMONIZZAZIONE
1211
L’armonizzazione deve sostituire il vecchio dogma della coerenza, l’espansione deve sostituire il vecchio dogma della razionalità; l’interiorizzazione della cultura deve fungere da alimento per questa ottimizzazione rappresentativa.

l più ambizioso superamento della felicità: parole per espandere la coscienza nelle cose.

L'evoluzione pleonastica dell'assurdo è lo stimolo imprevedibile al godimento.

IL MALE
Ma allora se si può riuscire a godersi tutto grazie anche all’adeguamento che gli schemi simbolici instaurano tra la coscienza e il mondo, il male non esiste?
Il male è la decomposizione del bene, l’inizio del bene. Sono mobili, due momenti dello stesso processo.
Il male assoluto (come tutto ciò che è assoluto, vedi l’essere, Dio, la perfezione, la bontà, la bellezza, la giustizia, la verità etc.) è perfetto quanto inesistente. Il male è relativo a chi lo subisce; e non c’è nulla di sbagliato nell’evitare di soffrire. La gente corre per non pensare alla paura, ma dietro a qualsiasi felicità germina la morte, se non la si vive con la leggerezza di un gioco, senza desiderare che sia interminabile. Il male per me è il verde: la naturalità pavida e fatale, il lasciarsi vivere succubi del destino e inconsapevolmente. Il rifiutare l’invenzione e l’espressione spregiudicata di sé. La magia dell’esistere e l’orrore del morire: la morte è una serena neutralizzazione, in sè è l’essenza stessa del sonno e del riposo, né buona né cattiva, caso mai apatica. Il suo brutto è l’orrore, l’angoscia e il dolore fisico che la circondano; il dolore fisico è un prezzo da pagare (a parte essere previdenti, io consiglio di tenersi sempre aperta la porta del suicidio), l’angoscia è istintiva e il loro male è di non lasciarci gustare la vita se sono troppo intensi, ma se lo sono solo un po' sono un elemnto necessario. La magia dell’esistere: esistere è un dono, un regalo degli dei, degli elementi, del caso, del destino. Il fatto che viviamo un tempo determinato e solo dentro un unico corpo è assurdo, ma non deve farci incazzare: se ognuno di noi fosse tutto e per sempre nel suo universo, la vita sarebbe un inferno infinito di noia, la sfiga peggiore che ci poteva capitare. Così, invece, proprio per i suoi limiti, la vita è ricca, varia e divertente, tanto da farci dispiacere di lasciarla. Ma chi è che preferirebbe mangiar merda per non dover rimpiangere l’alzarsi da tavola? Godiamoci il piatto che stiamo assaporando nei suoi lati belli e, quando avremo finito, se l’avremo ben gustato ce ne sentiremo più sazi, se avremo sofferto lo rimpiangeremo meno; lo digeriremo in vecchiaia coi ricordi e dopo ci schiacceremo sopra una bella pennichella eterna. La sfida a godersi divinamente la vita culmina nella geniale capacità di succhiare anche alla morte la sua essenza di vita: mentre si esiste bisogna gustarsi l’esistenza, e mentre si muore ci si deve abbandonare alla bellezza insita nel non esistere: la pace di fondersi nel mistero universale. Il dolore è negativo quando la coscienza non è ancora capace di accettarlo: quindi il vero nemico è l’angoscia disperante; quando il dolore è accettato è stimolante per migliorare la propria armonia.

 

ANTICIPAZIONE DELL'ETICA TEURGICA


Noi siamo dei crateri che hanno al fondo l’abisso del mistero; esso si scinde salendo attraverso di noi nelle energie cieche delle pulsioni istintuali (imprinting iniziale del piacere nei mezzi primari del mangiare e riposare, nei mezzi secondari dell’accoppiamento, nei mezzi terziari della violenza per la sopraffazione) che tentano di celarsi all’occhio della coscienza che le vorrebbe filtrare e razionalizzare; tra la coscienza e gli istinti primordiali zampillano come ugelli di gaiger i comportamenti e le scelte incanalate nei ruoli interiorizzati dall’apprendimento innanzitutto infantile, più largamente sociale ma anche culturale: l’orizzonte teleologico della coscienza possono essere gli Dei: se noi affrontassimo la realtà teurgicamente armonizzeremmo inconscio e coscienza e godremmo più intensamente, perché divino è ciò che fa godere e vivo colui che gode!

SEGMENTARSI PER ESISTERE
In sintesi: sii felice prendendo coscienza della divinità del tuo Io che come un Dio crea pensieri e sogni; fai prendere consapevolezza al tuo Io delle altre potenze che ti animano governandole o abbandonandoti ad esse.
Esse sono divine perché sono la vita stessa. La dolcezza, la forza, la concretezza, l’assoluto stanno nell’universo come energia e in te come emozione. L’angoscia non si può godere non si può annullare, ma per contraspposizione esalta il godimento supremo, quello di sentire di esistere.

Dividere l'Io è moltiplicarlo: ssssmmmembrati l'Io atomico e libera l'energia quantica dei tanti!

Se vuoi

211) PRINCIPIO DELL'EX

L'ESSERE ESISTE
211)
Difatti l'aliquid sit (apparire svariato di fenomeni) non rimanda né all'essere aristotelico-parmenideo né al nulla buddistico: è l'apparire di se stesso. L'essere si fa molle: esiste.

SOLO NELLA MENTE DEGLI DEI
2111)
Dunque l’essere rimane in mentis Deorum assoluto e perfetto, ma non appare; gli assoluti sono terminati, siamo giunti in ritardo.

Usciti dall'acqua dell'infanzia tira il vento del crepuscolo contemporaneo e fa freddo... Ma noi ti daremo la diavolina!

IL REALE
2111+23=212)
Per me l’essere non è, ciò che esiste appare, ciò che appare fa godere, l’estasi è il reale.

 L'ESSERE NON E'
6
L’essere come concetto è uno dei nostri tentativi di comprendere il farsi del molle immobilizzandolo; ma se l’essere si fa molle e l’immobile non si fa molle, l’immobile non fa parte dell’essere. Dunque l’essere non è: si fa. (Vien fatto da noi, se preferisci la carrellata in soggettiva)

NOI SIAMO GLI INVERATORI
Poiché l'apparire coinvolge l'osservatore, se l'essere si fa nel suo apparire, noi facciamo l'essere conoscendolo. Siamo arrivati, da una partenza metafisica, al postulato Dimensionalista: a partire dal Nietzschano e tutto squisitamente contemporaneo modo di concepire l'oggetto. D'altronde sembra facile concludere, a partire dalla plasticità dell'essere "contemporaneo" che il relativismo scuoi i valori e disarcioni la verità affondando nel nichilismo; al contrario, i valori si impongono dall'interno e non dall'esterno dell'uomo senza per questo indebolire la società, nella misura in cui la società si occupa di garantire la felicità di chi la sostiene; e la verità viene disarcionata solo per farla montare sul cavallo alato dell'esistenza, che è la scintillante verità di chi esiste. E fin tanto che noi esistiamo, noi inveriamo.

Fatti verità nel godimento dell'esistere infinito!

 

COROLLARI

MITICITA'
211
Storicamente: la miticità è lo stato della coscienza che si vede senza riconoscersi, ingenua arbitrarietà delle religioni antiche. Decade inesorabilmente all'emergere dell'autocoscienza, la quale comincia col distinguere il soggetto dall'oggetto.

OGGETTIVITA'
L'oggettività è il soggettivismo dogmatico dell'occidente classico. Il soggetto, nell'impossibilità di uscire da se stesso, impone come oggettiva la propria soggettività, precipitando nel dogma.

SOGGETTIVISMI
Il soggettivismo è la rinuncia all'oggettività che regna nel pensiero contemporaneo; si dirama nel soggettivismo idealista che assolutizza il soggetto, e nel soggettivismo nichilista che annulla, con l'oggetto, anche il soggetto.

CONSAPEVOLEZZA
Ma oramai l’agonia del non senso ha perso sapore e c’è bisogno di una nuova consapevolezza: che la verità è fatta reale da te.

Fatti il tuo senso plasmando ciò che vivi con l'orgoglio d'una stella in carne! Risucchia la linfa dal baratro delle budella per eruttare Dei, ed esistiti… ora!

 

IL MONDO MOLLE
8
Molle significa mobile; poiché i nostri concetti sono immobili, se si vuole comprendere il molle apofaticamente si dirà che è uno-molti, simile-dissimile, linea circolare, giorno oscuro etc. Ma ricalcando in questo modo la verità dell’essere sbricioleremmo la nostra essenza di pensiero, facendoci estasi: annientamento nel farsi dell’essere del nulla del pensiero immobilizzante, diventeremmo il nulla del nulla; mentre se ancora ci facciamo vuol dire che non lo siamo; dunque per noi molle ha troppo significato per essere compreso.

LE CAUSE
71
Può darsi che l’essere, non essendo, non abbisogni di cause. (D’altra parte le cause, essendo, non esisterebbero.)

LE CAUSE DELL'UNIVERSO
Nel senso che, se ci avventurassimo verso il centro dell'universo, posto che sia in espansione, ci avvicineremmo all’inizio del tempo, perché è proprio il movimento espansivo a generare lo spazio/tempo; è comodo, allora, immaginarci il tempo come se fosse contenuto fra il punto di inizio dell'espansione e noi ora. Quindi, avvicinandoci a quel punto percorreremmo a ritroso la trasformazione energetica dell'esistere che per la nostra ragione viene ridotta alla catena causale: il difficile dell'esperimento sta tutto nell'osticità di superare, in direzione contraria, la velocità di espansione approssimandoci al centro, zona nella quale la velocità sfiora quella della luce (che in fondo non è altro che la velocità di lancio ottimale dello scoppio iniziale, di cui ne è rimasta traccia nelle particelle più leggere: così leggere da essere in fondo più che particelle la ripercussione stessa dell'ondata energetica iniziale e che ora si sparpaglia in mirco oscillazioni ondulatorie, e siamo tornati ai fotoni). Ma se potessimo essere più veloci dei fotoni -ovunque fossimo, come ci dice anche la relatività ristretta- il tempo "non ci starebbe dietro" e ci inoltreremmo nel passato: o meglio verso il centro: o meglio ancora verso l'inizio del movimento creativo. Ma arrivati lì? Effettivamente, se noi siamo ora qui sembrerebbe che l'origine dell'universo abbia un punto e un tempo di insorgenza. D'altronde come può avere tempo e luogo ciò che crea il tempo e lo spazio? Quindi dopo che venne creato il tempo iniziò il tempo? Ovviamente prima del tempo non c'era tempo, e dove il movimento non aveva ancora generato spazio non c'era spazio perché dove e quando non c’è movimento lì e in quel momento non c’è luogo, non c’è momento, non c’è movimento. Diventa allora altamente problematico chiedersi cosa mosse il moto: o meglio quale causa esisteva prima del tempo e dove, prima dello spazio e cosa causò il movimento quando nulla si muoveva e nulla poteva causare...

NULLA
Fuorché il nulla! In quanto:

711) il nulla non ha spazio, né tempo, né moto, né causa.

SE DUNQUE NULLA E CAUSA COINCIDESSERO
Perché in effetti, se prima del tempo non c'è tempo eccetera non ripugna alla ragione ipotizzare uno stato precosmico extra categoriale rispetto alla nostra logica cosmica che genera per intinseca natura il movimento; chiarisco: questa degenerazione a movimento spazio - temporalizzante non avviene alla sua periferia o solo ad un certo punto, perché il tempo e lo spazio sono causalmente posteriori. Dunque il degenerare è generare, ma non potendosene discostare il generare è divenire; quindi il divenire lo stesso divenire dev'essere nella sua natura (anticipo... Nella natura del divenire stesso). Ebbene, cosa può generare intrinsecamente il movimento? Qualcosa che è ma che non si muove (Dio, l'essere puro, il motore immobile)? Questo è ostico da pensare, perché ciò che non si muove non può iniziare a muoversi solo ad un certo punto.. A Dio, per così dire, manca il tempo per creare il tempo! E se proprio bisogna affermare il paradossale vale altrettanto la spiegazione opposta, che vede nel nulla l'origine del movimento: infatti la critica è la medesima: come può il nulla muovere? Ma qui subentra un'attenuante preziosa: se l'essere assoluto avrebbe delle difficoltà a generare il relativo (per relativo si intende il movimento, cioé ciò che muta) il nulla avrebbe difficoltà a generare il relativo non tanto per non poterlo contenere senza "tradire" la propria natura (come per l'appunto accadrebbe all'essere assoluto se fosse per natura generativo del relativo non potendosene discostare, come abbiamo detto sopra) ma perchè il nulla, non esistendo, non può causare. Ma per una lieta coincidenza, ti faccio notare che il non poter causare è proprio la caratteristica dello stato precosmico: infatti, lo stato precosmico non è nel tempo né nello spazio e quindi non può causare ciòè non può muovere... Cioè noi ci riferiamo a quel che non ha tempo, non ha spazio, non si muove; che sono in fondo le caratteristiche più logiche dello stato precosmico, che quindi non esiste.

NULLA HA ORIGINATO L'UNIVERSO
Se allora qualcuno mi chiede chi o che cosa ha generato l'universo io risponderei che l'origine dell'universo semplicemente non esiste. Il puro inizio dell'universo non è mai accaduto. Il puro centro dell'universo non sta da nessuna parte. Il primo atto dell'universo non è mai avvenuto. L'universo si fa, l'essere si fa molle: esiste, anche se sono un pochettino ripetitivo.

IPOTESI ALTERNATIVA
Poi, se proprio ci potesse essere qualcosa che non è spazio/temporale, non è neppure assoluta e nello stesso tempo si distingue dal nulla essendo qualcosa, allora io sono il primo ad averla scoperta, e come tutti gli scopritori gli darò un nome: "nghé". Se l'universo si è formato all'interno di uno stato intrinsecamente generativo di movimento spazio temporale (che quindi non coincide con l'essere assoluto né con il nulla) ma che non coincide neppure con il movimento spazio temporale (perché senò sarebbe l'universo stesso e quindi avrei ragione a dire che l'universo non ha origine) allora questo stato protouniversale è nghé.

IL NULLA E'
711
C’è da dire che il nulla non lo si può pensare: poiché però anche l’essere, non essendo immobile, non lo si può concepire, è possibile che il nulla sia atto puro (l’essere è immobile dunque non esiste), motore immobile (faccia senza farsi), pensiero di pensiero (nulla di nulla).

 

METAINTERMITTENZA

LA MUTAZIONE DEL DIVENIRE
2)
Se però i paradossi della ragione ci portano a far coincidere l'universo con la propria causa, non possiamo lo stesso escludere gli assoluti, che sbattuti fuori dalla finestra li facciamo rientrare dalla porta: perché se il divenire diviene se stesso, il divenire non solo diviene ma muta ontologicamente in se stesso, quindi in divenire altro da sé. Allora l’equazione di partenza di ogni ente reale non sarà né l’essere, né il nulla e neppure il divenire: sarà la metaintermittenza ontica. Per gli intelligenti, si può definire "Il divenire che si diviene." Per i tardoni "l’attribuzione della categoria logica del tempo dal molteplice instabile al tutto fuso, ma inesorabilmente temporaneamente."

DILEMMA PARMENIDEO
Insomma: il molteplice è per sua natura instabile perché non esaurisce il possibile, giusto? Perché per esaurire il possibile e immobilizzarsi dovrebbe essere perfettamente. D'altronde l'essere come tutto fuso non può giacere nel tempo, secondo la nostra ragione naturalmente, ma noi stiamo parlando di una verità relaitiva a me e te che si incunea tra l'oggetto e il soggetto, per cui...

LA RAGIONE IN ALTRO
Non possiamo certo arrenderci per non poter né prescindere né verificare la ragione senza usarla come giudice di se stessa quindi usiamo la ragione ma non solo quella ma ci stiamo perdendo il nocciolo:

SCHIZOFRENIA DEL DIVENIRE
quindi l'essere come tutto fuso non può giacere nel tempo secondo la nostra ragione. Volendo però evitare di assolutizzare il divenire, che sarebbe una contraddizione in termini (tipica dei positivisti come August Comte) dobbiamo pensare al divenire come un processo che non escluda la propria mutazione: ma cosa può divenire, il divenire, che sia diverso da se? Può divenire solamente l'assoluto. Dunque si può pensare che l'universo trapassi ontologicamente dal molteplice diveniente al tutto immobile, se non fosse che il tutto immobile non può partire né fermarsi, per così dire; allora c'è da sempre; quindi il divenire diviene immobile fuori dal tempo ma nel tempo soltanto per un certo tempo.

 

TEURGISMO

MOLTEPLICITA'
3)
Partendo quindi non dall'essere né dal nulla ma dall’aliquid sit (l'apparire svariato di fenomeni) e potendo solo rimanere nell'apparire dei fenomeni ci si potrebbe limitare a definire il mistero degli eventi con il termine vago di energia multiforme; come dire: il mondo sarà come sarà, ma mi appare molteplice. Pensando però che noi siamo coinvolti nella verità e che non possiamo non tendere alla felicità, proprio a partire da questo ricchissimo dato immediato si possono creare gli Dei! Infatti, pensando alla potenza creativa insita nell'intraità della verità, spinti dal nostro bisogno di felicità, noi possiamo essere il prisma generativo degli Dei; e gli Dei, una volta evocati, possono armonizzare questa energia dentro di noi; e una volta che l'energia dentro di noi si armonizza noi diveniamo la testa d’ariete dello sforzo cosmico verso il divino:

Dal caos multiforme gli archetipi sviluppano l'io che a sua volta trasforma gli archetipi in Dei.

NOTE
I quattro collegamenti soprastanti aprono al sistema teurgico vero e proprio, che è un castello di concetti (concetti è qui usato nell'accezione hegeliana) relaitivi, quindi non ha la benché minima pretesa di descrivere una chimerica verità oggettiva, come dovrebbe essere chiaro a chi è giunto fin qui; quanto di fornire degli schemi ad altri io creatori per aiutarli a suggere, ancor di più, il piacere di esistere.
Aggiungo che, volendo organizzare questo nuovo orizzonte di comprensione sceglierò, come gli antichi genealogisti (Esiodo, etc.) una descrizione fatta a stadi sequenziali; la cosa migliore sarebbe, però, di organizzare i prossimi concetti su strati spaziali, invece che farli susseguire su una linea temporale, perché tutti i concetti sostengono la nostra anima sempre.

Il nostro modo di godere è la venerazione degli Dei.
E per converso la realtà, tramite il Teurgismo, si divinizzerà.

 

 

 CAOS

31) Il caos è ciò che noi non comprendiamo. E ciò che non comprendiamo è il movimento. Dunque il caos è all'origine di tutto, poiché è il movimento.

METAINTERMITTENZA DEL CAOS
Se l’essere è un sogno del nulla perché tutto ciò che esiste non è bensì diviene,  il caos è globalmente indifferenziato ma nel quantempo multiforme, creando continui cosmi estemporanei. Dire perciò che il flusso è l’ordine del caos parrebbe contradditorio se non si considerasse la cifra fondamentale del suo apparire: il continuo mutare; un mutare che può spingersi dal flusso alla temporanea stasi, confermando sia il concetto dell'essere che il concetto del nulla che il concetto del divenire come singulti e sovrapposizioni promisque e parzialmente fuse.

ORDINE
Quindi c'è un movimento, nel caos, un particolare ritmo del movimento del caos che viene chiamato ordine, o meglio che noi chiamiamo ordine perché è la nostra dimora ontica. Quindi, pur non potendo anticipare la definizione di uomo, non si può prescindere dal nominarlo parlando del cosmo.

CULLA DI POTENZE CIECHE
Prima però, per finire con il Caos diciamo che queste potenze cieche, instabili e indistinguibili che ci appaiono caotiche non sono da pensare come un enorme sacco della spazzatura quanto come un ventre materno pazzo e immenso, un caos di merda magica, un tappeto di lava fermentante che si distende non solo prima e dopo le diverse bolle cosmiche, ma anche sotto, intorno e al fondo di ogni cosmo.

RIDUZIONISMO
Infatti analizzando l’energia quantitativamente la si riduce al mistero iniziale, (ad es. Coscienza = pensiero di pensiero, pensiero = percezione universalizzata, percezione = materia stimolata, quindi anima= corpo, uomo = animale, animale = materia, materia = energia, energia = evento a cavallo tra essere e nulla, essere = energia che tende al nulla, tutto = niente, mistero = mistero) ponendo in luce la fondamentale fratellanza di tutte le cose.

ANALISI CLASSIFICATORIA
Ma se tendiamo all’armonia delle parti tra loro ci conviene all’opposto chiarire le differenze, costituendo un sistema di analisi qualitativa che faccia emergere le estemporanee identità, per poi classificarle in un comodo sistema nomenclatorio: ad es. Realtà = Dei + nulla, Dei = energia + coscienza, energia = cosmo + divenire, cosmo = natura + uomo, natura = materia inerte + vegetali + animali, uomo = corpo + sensazioni + ragione + sentimento + coscienza.

Grazie, o ebete oceano dell’universo, di essere poco noioso, grazie.

 

IL COSMO

NEI CONCETTI
Il Cosmo è ciò che abbiamo compreso. Noi comprendiamo il Caos fissandolo in concetti assoluti (sempre nell'accezione hegeliana). I concetti sono reali, ma solo in noi.

TRA IL CAOS E L'IO CREATORE
Allora nella misura in cui noi riusciamo a capire il caos (che è come dire nella misura in cui gli archetipi si esprimono in noi) l'io si dispiega sul caos e il Cosmo diviene  l'intermedio (metaxù) tra caos e io creatore.

ORDINE (2)
Come abbiamo detto nella sezione del caos ma da un'altra angolatura, noi consideriamo cosmico tutto ciò che possiede un ordine intrinseco, come l'universo e le sue - nostre - leggi fisiche.

GLI ELEMENTI FISICI
2)
Il divenire è una misteriosa energia del nulla che tende all’essere, assumendo in questo slancio infinite manifestazioni fisiche che per comodità si iniziarono a classificare in
cinque categorie: terra, acqua, aria, fuoco e etere. Ora, la scienza, preferisce usare categorie più precise, per prevedere e asservire la materia; ma queste cinque categorie possono essere ancora uno strumento utile esistenzialmente: ed è su questo piano che verranno usate in questa sede. Questo perché la scienza cresce e muta ad una velocità maggiore dell'evoluzione genetica della nostra specie, sicché il nostro modo di ragionare non aquisisce le categorie scientifiche nei frangenti dell'esistenza, ma solo quando si applica forzatamente a degli studi oggettuali.

VITA
Ma nell’immenso buio dello spazio, accadono degli ordini speciali che si strutturano vitalmente: vita è l’ordine autocostituito che tende a conservare ed incrementare se stesso temendo e desiderando l’alterità e imparando ad adattarsi. Siccome la vita tende ad armonizzare ciò che esiste, la vita (nei termini mitici utili a diventare Teurghi) nasce dall'equilibrio dei quattro elementi fisici. (l'etere è al di là del mondo fisico, è la divinizzazione del nghé)

NATURA
La vita, come dire la Natura, però non esiste come entità: poiché se la pensassimo tale ne dovremmo avere una venerazione ed un rispetto che tarperebbero la nostra effimera e nel quantempo sconvolgente potenza: la potenza di diventare crisalidi per la nascita degli Dei. E per il bene degli Dei, tutto è concesso. Certo anche la Natura può ritornare ad essere una divinità: purché non la si subisca ma la si faccia noi. Ciò che cambia, in un caso rispetto all'altro è simile all'intensità con la quale un pappagallo può dire "ho capito" rispetto alla Signora Curìe. Allora io preferisco pensare che La natura, ovvero il cosmo sopradetto, è un fantasma. Rea e Cerere non esistono se non in fondo a noi. Noi stessi, con satelliti, chip e sfilate d’alta moda, siamo una tra le altre manifestazioni della natura, per la quale si intende comunemente l’insieme delle cose che ci sarebbero anche senza che fosse iniziata la storia umana, le loro leggi e il loro destino. Così posso dividere la natura in animali, uomini e Dei.

ANIMALI
Gli animali sono -per la mente- materia ben organizzata, macchine naturali. Esattamente come noi. Gli animali sono -al cuore- intimi amici di anime sorelle, forse più saggi e forse un pò ingenui. Esattamente come noi.

UOMO SUPER ANIMALE
Ma noi abbiamo - per natura- dei piani cosmici in più rispetto agli altri animali, e che non mi si venga a dire "che cosa ne sappiamo: magari anche le formiche pensano come noi, è solo che noi non capiamo cosa dicono..." o cazzate simili (a meno che non lo si dica per sfizioso capriccio teurgico, cioé preferendolo credere per sfizio e per insindacabile capriccio; stile con il quale, del resto, io sto affermando perentoriamente il contrario!) perché non siamo qualitativamente diversi dagli altri animali, ma quantitativamente: quando abbaiamo noi sbaviamo shuttle, quando scodinzoliamo noi erigiamo cattedrali, quando guiaiamo noi componiamo poemi dalla struggenza immortale, e qualora noi decidessimo di mordere veramente, squaglieremmo la terra di esplosioni nucleari tanto da trasformarne l'intera superficie in margarina fusa. Noi compresi.
Quindi noi non siamo diversi dagli animali. Ma siamo gli animali più forti. (i più resistenti , invece, sono gli scarafaggi; i più antichi i virus, i più colorati i pappagalli etc. questo per dire che forti non significa saggi o buoni e bravi e belli o altro: forti vuole dire solamente coloro che dominano e comandano sugli altri)
Questo perché noi abbiamo la consapevolezza di esistere, l'angoscia della morte e la sete di infinito. (Scusate se è poco) Per comprendere la potenza e la bellezza del nostro io, però, dobbiamo prima classificare gli archetipi degli esseri viventi, ciè le forze fisiche che danno le leggi al processo della vita.

L'armonia perfetta degli elementi, nella prospettiva divinizzante, è l'uomo: padrone della terra e servo degli Dei. Siamo nel quantempo noi o comunque è attraverso l'uomo che il caos si struttura: è nel nostro sguardo che si può illuminare il buio con frammenti incandescenti di un Dio esploso.

 

GENEALOGIA DEGLI ARCHETIPI

 UOMO
Stabilito che l'energia multiforme iniziale genera (intenzionalmente o casualmente) delle strutture vitali che perseguono il proprio mantenimento secondo delle leggi "meccaniche" interne, possiamo concentrare la nostra attenzione su una di queste strutture ordinate: il sitema nervoso umano.
Questo perché il cannone che eietta Dei è l'Io creatore: dunque esso è il complesso più potente, nella prospettiva teurgica naturalmente, tra gli apparati viventi.

FILOGENESI SPIRALIFORME
Quindi se nella sezione "Cosmo" avevamo considerato l'Io creatore come il cosmicizzatore del Caos, è altrettanto importante concepire l'Io creatore come un frutto del Caos, per sondarne la profondità. Disponendo allora i suoi strati costituenti sulla linea temporale vediamo come si può pensare che si sia formato l'io a partire dagli impulsi elettrici del sistema nervoso durante l'evoluzione della specie, la formazione del feto e ogni nostro risveglio dal sonno ogni mattina.
Che quindi viene plasmato filogeneticamente dalla spirale: struttura ordinta - spinta all'automantenimento - struttura ordinata più complessa - spinta all'espansione.
Questo processo spinta- struttura- spinta più elaborata- struttura più elaborata etc. è una spirale che vortica dai primi uomini di generazione in generazione sedimentando esperienze culturali e anche orientando, sebbene molto lentamente, le modificazioni genetiche: sicché d'ora in poi si vedrà questo sviluppo nei suoi grandi cicli evolutivi e contemporaneamente nel suo "ripassarsi" durante la formazione del feto e nei primi mesi di vita; questo anche se in alcuni casi, quello che per la stirpe è esperienza, diventa per il nuovo nato, allorché sedimenta in un gradino evolutivo, legge di natura.

Quindi, per il nostro sistema, originarie sono le spinte delle:

A) Strutture energetiche di base: istinto di mantenimento: sopravvivenza e riproduzione (cioè l'automantenimento e mantenimento della stirpe) ed espansione.

B) E l'ordine di un meccanismo selettivo di base che risponda all'automantenimento discernendo, di quello che proviene dall'esterno, ciò che è utile da ciò che è dannoso.

insieme, questa spinta originaria della vita e questa struttura chimico elettrica formano gli Archetipi genetici: difesa della vita o autoconservazione, dolore, piacere. Stabilire che queste spinte e questo meccanismo sono Archetipi genetici significa stabilire che essi agiscono in tutti gli esseri viventi ben funzionanti e che quindi la loro portata è praticamente universale. Che, inoltre, agire su di essi è estremamente difficile perché le loro radici gettano a fondo nel ventre della terra. E che, nei rarissimi casi in cui apparentemente le si fossero soppresse, in realtà si ha solamente deviato il loro sfogo: come parla Freud di sublimazione, processo prezioso e nobile, ma ricordiamoci sempre che pur cambiando la meta, l'energia propulsiva e la struttura, pur applicate ad oggetti transizionali o camuffate o perfezionate, sono insopprimibili. Ripeto: insopprimibili.

Grazie al primo principio si forma durante l'evoluzione e nel grembo materno, creandolo dalla piattafroma chimica cellulare (che sta sullo stesso piano degli impulsi binari di un elaboratore elettronico, anche se è pù raffinata) un vero e proprio centro di smistamento dotato di facoltà decisionali globali, l'encefalo.

Poiché l'encefalo guida lo sviluppo dell'organismo nella sua globalità, regolando le funzoini simpatiche, parasimpatiche e metaboliche, precedentemente alla costituzione dell'io, sono già presenti delle nozioni inconscie, derivate dal meccanismo di discernimento chimico di base che abbiamo visto sopra le:

Nozioni di base: negativo, neutro, positivo

Sono un ternario autoimplicante, posto l’uno si pongono gli altri.

Negativo: ciò che fa uscire dal neutro

Positivo: ciò che riporta al neutro

Neutro: ciò che non è negativo. Stasi indiffernziata, equilibrio confusivo.

Le nozioni di base, applicandosi sopra al discernimento chimico definiscono le spinte archetipiche nella loro forma superiore, l'istinto atavico; che si compone di Associazioni genetiche ed esperienza atavica:

Associazioni primordiali: cibo = positivo, cibo = vita, vita = positivo, cibo = materia, materia = positivo; sonno = neutro, caldo, buio, silenzio, digestione = neutro, pace = neutro; fame, disturbo, dolore, rumore = negativo.

Imprinting iniziale del piacere nei mezzi primari del mangiare e del riposare, nei mezzi secondari dell’accoppiamento, nei mezzi terziari della violenza per la sopraffazione.

Esperienza atavica: esiste il bene ed esiste il male.

Atavica è la composizione tra l’autoconservazione e questa esperienza che arriva a distinguere queste dicotomie e identifica con i tre ambienti la vita con sé e con l’altro buono e cattivo. Formulando così il terzo Archetipo atavico: io = vita

Durante le prime esperienze di vita e i primi passi della civiltà, si formano gli Archetipi esperienziali: io/altro buono e cattivo (I tre ambienti) Genetica è la suddivisione ambientale che emerge con il senso della mancanza della madre e del coinseguente sé.

tripartizioni dovute alla costituzione genetico- esperienziale di portata non universale ma ampia. Creano degli ambienti riempiti dagli Dei specifici delle associazioni simpboliche archetipiche che sono (Winnicot) oggetti transizionali temporanei.

Associazioni esperienziali: padre = legge, madre = cibo, io = bisogno, identificazione sessuale, comportamenti cattivi = morte, corpo = piacere, feci = morte. Queste associazioni hanno, in pratica, le stesse caratteristiche degli Archetipi genetici, (e infatti sono anch'esse archetipiche) ma siccome derivano da antiche esperienze, sono solidissime quanto soggettive: cioé: tutti conscepiscono ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tutti vogliono conservare se stessi ed espandersi ma Miss Piggy vive la giustiia sociale come imposizione perché suo padre era stato severo e Barbatrucco concepisce la propria espansione come una fusione nell'alterità ignota perché da piccolo, ogni volta che faceva delle cose nuove veniva lautamente premiato. Chiaro, no?
Tipologie possibili:
Ignoto desiderato o esorcizzato = scoperte premiate o no

legge sofferta o interiorizzata = papà presente o assente

piacere naturale o peccaminoso = mamma vietata o concessa

istinto di fusione= Dio e morte nasce dall'associazione dell'espansione con la neutralità (riposo) a causa di un trauma molto frequernte fatto nel tentativo di possedere il bene (associato alla mamma)
L'identità si può associare a sicurezza, paradosso, ruolo, anima, femmina, maschio e dell’asssociazione dell’oggetto desiderato: che ci spaventa e affascina perché è ribaltato rispetto al dentro/ fuori, comprensione inconscia

 

identità: propria, ambita, mostrata. dipendono dagli equilibri tra le spinte riproduttive, espansive, fusive; e dalla costituzione della famglia.

 

ARCHETIPI

Riassumendoli limitandosi alle loro espressioni più complete:
i 3 archetipi genetici sono: il Dolore, la Sosotanza, la Quiete che fanno la Terra.

Seguono gli archetipi che puntellano l'io:
la Volontà di Potenza, La Mia Vita, che fanno il Fuoco

Inizialmente io/altro dunque Terra e Gas ma poi la terra si distingue in bene e male e si va negli schemi a 3 io = aria fuoco, altro-bene = acqua, altro-male = ferro

e l'ordine e la legge che fa il Ferro

Vengono poi gli archetipi legati all'esperienza dell'altro:il Bene, la Dolcezza, l'Armonia, la Fusione che fanno l'Acqua.

L'infinito, il mistero, il nuovo, la libertà, l'ironia, la bellezza che fanno l'Aria.

essere, caos, trasformazione

curiosità = spinge il neutro al positivo

stupore = quando il neutro o il negativo divengono positivi portando gratificazione

Essendo troppi, per comodità, io perferisco classificarli in cinque categorie:

alle nozioni si arriva alle esperienze primordiali che costituiscono (sotto la spinta dell'istinto) gli archetipi della Terra. Ma la madre è divisa, inizialmente, da qui la duplicità della Terra, fertilità e morte, pace e destino.

Ritmo = principio assoluto, neor, primordiale, interno terrra / melodia = azione, pensiero, dinamicità, espressione, chiaro, cielo

Linea/curva, duro/morbido, freddo/caldo, settentrione/meridione

Terra: pesante prigione, duplice: nella terra si nasce e si muore, calce, bitume, puuò essere la spinta per volare o il rifugio

Gfuoco= dono divino strumento di dominio e distruzione

Acqua = opurifica, lenisce, è un respiro di vita

Ar9ia non esiste, non si vede, sembra immobile ma ci regge se siamo spirito

Mondo = terra = 1

Pewnsiero = asria = 2

Vit a = etere = 3

Amore = acua

Odio = fuoco 

Ora siamo ad un passo, con questa classificazione, dal vedere affiorare gli Dei, ma possiamo prima proseguire con la riflessione sullo sviluppo della vita dall'energia cieca nella natura, al centro della natura nell'uomo, e al centro dell'uomo da quello che sgorga nell'encefalico vorticare degli archetipi: l'io: il trasformatore di Archetipi, il catalizzatore di Dei.